Camerano ricorda Giacomo e Sergio Russi

Padre e figlio ebrei morti nel campo di concentramento di Meppen in Germania. La commemorazione martedì 26 luglio

Camerano, 22 luglio 2022 – Si terrà martedi 26 luglio alle ore 18.30 una commemorazione di Giacomo Russi (19.2.1888-26.7.1944) e Sergio Russi (16.8.1923-26.7.1944) padre e figlio ebrei anconetani morti nel campo di concentramento di Meppen in Germania.

Una targa posta nella Giornata della Memoria del 2020 presso la Scuola Elementare Sperandei di Camerano ricorda infatti il loro martirio. I Russi, industriali nel ramo farmaceutico che davano lavoro a seicento persone, hanno anche una Pietra d’inciampo in loro memoria a Piazza Santa Maria ma sono stati ricordati a Camerano in quanto paese a loro molto caro.

Giacomo e Sergio Russi

Furono infatti arrestati proprio a Camerano, dove erano sfollati nella loro casa di proprietà presso il terreno della famiglia di Alessandro e Lina Brilli a causa di una delazione; furono poi deportati a Meppen in Germania dove finirono i loro giorni tra sofferenze fisiche e morali indicibili.

Nella giornata del 26 luglio saranno presenti il sindaco di Camerano Oriano Mercante che ha fortemente voluto questa cerimonia, altre autorità cittadine, Maria Brilli nipote e rappresentante  della famiglia Brilli, Fiorenzo Santini del Gruppo marattiano promotore della cerimonia con Sandro Strologo e la presidente della Proloco Alessia Barcaccia, Marco Ascoli Marchetti, vice-presidente della Comunità Ebraica di Ancona.

Nell’occasione verrà svelata un’appendice alla targa in cui viene spiegato il legame della famiglia Russi con Camerano, il loro sacrificio e l’importanza del ricordo di questi avvenimenti.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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