Camerano – Raccolta differenziata oli vegetali esausti

Si chiama “Per Olivia” la campagna di sensibilizzazione.

Camerano – Parte la campagna di sensibilizzazione per la raccolta differenziata degli oli vegetali esausti, denominata “Per Olivia”. La effettua Adriatica Oli in collaborazione con il Comune e la Rieco.

Camerano – L’assessore Costantino Renato e il mezzo utilizzato per la campagna di sensibilizzazione “Per Olivia”

È preferibile non gettare l’olio alimentare nel lavabo perché dannoso per l’ambiente: 4 kg di olio vegetale versati in mare inquinano una superficie d’acqua estesa quanto un campo da calcio! Oltre a danneggiare lo scarico e intasare le tubature dei lavandini. In ultimo, va ricordato che l’olio vegetale esausto può essere trasformato in altri prodotti come il biodiesel, i saponi, i prodotti per la cosmesi o l’edilizia, inchiostri e oli lubrificanti.

L’olio alimentare proveniente da fritture, da fondi di cottura o conservazione degli alimenti, e tutti gli oli residui dalla cucina, anche quelli scaduti, è bene raccoglierli in una tanichetta o anche in una bottiglia di plastica e portarli nell’apposito contenitore di raccolta presso il Centro Ambiente.

Consigli utili

Quale olio utilizzare per friggere?

Il migliore in assoluto è quello extravergine di oliva. Fra quelli di semi il più adatto alla frittura è quello di arachidi che resiste bene alle alte temperature. Questi due tipi di olio non si deteriorano durante la cottura come i loro colleghi di girasole, di mais o di semi vari. Per una frittura sana, tuttavia, è bene utilizzare sempre olio nuovo evitando di riciclare quello già usato in precedenza.  Gli oli con la dicitura “semi vari” sono più ricchi di grassi polinsaturi, poco indicati per la frittura. Meglio evitarli o, almeno, non riutilizzarli mai una seconda volta.

Quale padella utilizzare?

L’ideale è quella in ferro: in questo metallo il riscaldamento dell’olio avviene in modo graduale. I bordi dovrebbero essere dritti e mai bassi (ad eccezione di cibi piatti come le cotolette). La padella deve infatti poter contenere olio in abbondanza o i cibi tenderanno ad attaccarsi l’un l’altro. Se l’olio scarseggia, quando vengono immersi i cibi in padella, si verificherà anche un abbassamento notevole della temperatura dell’olio a discapito della qualità della cottura.

Come preparare gli alimenti?

Gli alimenti da friggere dovrebbero essere tutti della stessa dimensione, possibilmente piccoli e sempre asciutti per evitare pericolosi schizzi ustionanti.

Come friggere?

Durante la cottura i cibi vanno rimescolati di continuo con una forchetta o con un mestolo forato.L’olio esausto si riconosce dall’imbrunimento, dalla viscosità e dalla tendenza a produrre fumo durante la frittura. È sconsigliabile l’aggiunta di sale e spezie che accelerano l’alterazione degli oli e dei grassi: questi ingredienti andrebbero aggiunti al termine della frittura e dopo aver tamponato il cibo per togliere l’eventuale unto in eccesso.

A quale temperatura?

Non far mai raggiungere all’olio il punto di fumo (stadio riconoscibile dal fumo che esce dalla padella): inizia a deteriorarsi e non è più sano friggerci. Raggiunto questo stadio, l’olio determina una perdita di valori nutritivi e la formazione di composti nocivi come l’acreolina, tossica per il fegato e irritante per la mucosa gastrica. Quando si utilizzano vegetali umidi, è bene effettuare una frittura lenta e a fuoco moderato, che si aggiri fra i 130 e i 145 gradi così da evitare che si formi subito, all’esterno del cibo, una crosticina che non permette la cottura interna. Con cibi piccoli per dimensione e spessore, come le patatine a fiammifero e pesciolini, è bene procedere con una cottura rapida, con temperature comprese tra i 175 e i 180 gradi.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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