Camerano – Progetto Sprar: “accoglienza diffusa” porta in città 12 rifugiati extracomunitari

Voci incontrollate e timori di molti residenti sulla gestione dei richiedenti asilo

Camerano – Gira una strana voce in città, dalle molteplici sfaccettature. Si sa come funziona, e chi ha giocato almeno una volta al “telefono senza fili” conosce il meccanismo: un tizio qualsiasi inizia a mettere in giro una voce, questa passa di bocca in bocca e ad ogni passaggio la voce cambia nei contenuti. Spesso, ingigantendoli e stravolgendoli.

Addirittura c’è chi, conoscendo il meccanismo, mette in giro ad arte “certe voci”, le pilota e le gestisce sottobanco per ricavarne in qualche modo un tornaconto, una vendetta, una rivincita.

Gira una strana voce in città: ‘a San Germano, presso il centro giovanile stanno per arrivare 30/40 rifugiati extracomunitari’.   È solo l’ultima in ordine di tempo arrivata al giornale ma sono tante, e tutte dello stesso tenore. A variare, di volta in volta, è il numero dei rifugiati in arrivo o il luogo dell’accoglienza.

Cerchiamo di fare chiarezza. Dell’arrivo dei rifugiati, circa una ventina, ne aveva parlato il sindaco Annalisa Del Bello durante l’ultimo Consiglio comunale annunciando l’adesione di Camerano al progetto Sprar ambito 13. Una notizia che aveva colto di sorpresa le minoranze che, in due diversi interventi sul nostro giornale, avevano attaccato il progetto nel metodo e nel modo. Vedi:

Al di là delle singole posizioni politiche o del pensiero dei cittadini – ognuno è libero di porsi la questione come meglio crede in base ai personali principi ed etica – va specificato il funzionamento dell’iniziativa.

L’accoglienza diffusa del progetto Sprar è una realtà positiva funzionante da tempo in molte regioni comprese le Marche

Lo SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), è un sistema di “accoglienza diffusa”. Niente a che vedere con i centri di raccolta profughi extracomunitari che tanti grattacapi hanno prodotto in passato.

Al progetto d’ambito 13, capofila l’Asp di Jesi che lo gestirà in toto per un arco di 3 anni, hanno aderito 7 Comuni: Camerano, Osimo, Castelfidardo, Loreto, Offagna, Numana e Sirolo. In questa fase, però, Numana e Sirolo non accoglieranno profughi.

Il coefficiente che stabilisce il numero di rifugiati che un Comune può accogliere varia a seconda di determinati parametri: numero di residenti, realtà territoriale ecc. ecc. Quello nazionale è mediamente di 2,5 persone accoglibili ogni 1000 abitanti. Nelle Marche siamo intorno a 3 – 3,5 persone, considerato che molti Comuni non hanno capacità d’accoglienza per via del recente terremoto.

Un coefficiente comunque variabile, dato di volta in volta dal numero di rifugiati da accogliere e dai Comuni in grado di ospitarli. In altri termini: se il numero degli sbarchi aumenta, aumenta il coefficiente; se il numero dei Comuni che accolgono sale, il coefficiente diminuisce.

Camerano dunque, cui spetterebbero dai 24 ai 29 rifugiati, in questa fase ne dovrebbe accogliere una dozzina. 12, e non i 30-40 annunciati dal “telefono senza fili”, alloggiati in 3 appartamenti. Per un periodo di sei mesi, terminati i quali, se sarà necessario, si ripartirà da capo con nuovi profughi per altri sei mesi.

Chi li gestirà e come? Il Comune di Camerano emetterà un bando su indicazione dell’Asp di Jesi, rivolto ad associazioni e cooperative con i requisiti necessari. L’associazione o la cooperativa vincitrice si occuperà della sistemazione e della gestione dei rifugiati. In toto: stipulerà i contratti d’affitto con i proprietari degli alloggi; pagherà le bollette di luce, acqua e gas; procurerà loro il cibo, gli troverà lavoro o li iscriverà ai corsi di lingua e professionali.

Se gestiti con oculatezza e accolti in modo corretto i rifugiati extracomunitari possono integrarsi e diventare una risorsa importante per il nostro Paese. Senza mai dimenticare che sono comunque persone.

La nostra fonte, alla quale abbiamo attinto per tutte le notizie, ha assicurato che il Comune di Camerano non pagherà un euro per il progetto d’accoglienza, se non le spese minime necessarie per gestirne la partenza.

Per ogni rifugiato accolto, la Comunità europea dovrebbe riconoscere 35 euro al giorno alla vincitrice del bando per affitto, bollette, cibo e corsi vari. Dunque, non paga il Comune né la Regione né lo Stato.

Le tempistiche per la realizzazione del progetto? Tra emissione del bando, scelta del vincitore, avvio e burocrazie varie se ne dovrebbe parlare per ottobre. Nel frattempo, gli amministratori locali organizzeranno diversi incontri con i cittadini per spiegare loro il significato e il funzionamento di questa “accoglienza diffusa”.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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