Camerano – “Non vuoi ospitare i migranti? Io te li impongo!”

Questo il senso espresso dalla vice prefetto Simona Calcagnini al primo incontro pubblico per informare sul progetto Sprar

Camerano – Si fa aspro e inconcludente in città il dibattito sull’accoglienza dei migranti e richiedenti asilo, ovvero progetto Sprar, che prenderà avvio materialmente nei primi tre mesi del 2018. Nel senso che entro marzo – come spiegato da Franco Pesaresi, presidente Asp ambito 9 di Jesi – a Camerano arriveranno 12 migranti alloggiati in due appartamenti privati e gestiti proprio dalla sua azienda pubblica di servizi alla persona.

Camerano – Il tavolo dei relatori al primo convegno sullo Sprar. Da sx: Franco Pesaresi, Simona Calcagnini, Annalisa Del Bello, Ilaria Fioretti

L’incontro avvenuto ieri sera in Sala Convegni all’interno del Palazzo comunale, voluto e organizzato dall’Amministrazione – «Per informare sui contenuti dell’accoglienza e del progetto» sono state le parole del sindaco Annalisa Del Bello – si è dipanato davanti ad una sessantina di persone fra politici locali e qualche “estraneo”. Segno evidente che su settemila abitanti meno dell’1% si è fatto coinvolgere dal tema. Un dato che andrebbe analizzato e approfondito.

Camerano – Il pubblico presente al primo incontro sull’accoglienza migranti (progetto Sprar)

Al tavolo dei relatori il già citato Franco Pesaresi, la vice prefetto nonché capo di Gabinetto Simona Calcagnini, il sindaco Del Bello e l’assessore Ilaria Fioretti. Alle loro spalle, per tutta la durata dell’incontro, sono state proiettate diapositive con testimonianze e citazioni a favore dell’accoglienza: quasi un messaggio subliminale che alla fine è risultato abbastanza noioso e ripetitivo. Assente giustificato Maurizio Mangialardi, presidente Anci Marche e sindaco di Senigallia, ritardato da un viaggio di ritorno dalla Capitale: avrà incrociato i briganti nel valico degli Appennini?

Intanto una riflessione: a che servono questi incontri con la popolazione quando le decisioni sono già state prese, acclarate, e senza possibilità di dissentire? Che bisogno c’è di tentare di lavarsi la coscienza, o di informare sull’umanità di una scelta imposta, quando il sapone dell’imposizione è già di per sé inaccettabile?

Camerano – Progetto Sprar, l’intervento di Lorenzo Rabini

A raccontarla così sembrerebbe che chi scrive è contro l’accoglienza, invece è esattamente il contrario. L’abbiamo ripetuto più volte: l’accoglienza deve far parte del dna dell’individuo, in modo particolare di quello degli italiani che da secoli sono andati in giro per il mondo ad elemosinarla. Qui, non è in discussione l’accoglienza, o il colore della pelle, o le differenze di usi, costumi, religione. Qui è in discussione il modo di accogliere, la mancanza di un progetto a lungo termine, il menefreghismo di tanti paesi europei.

Ad essere populisti, che non è una malattia né una vergogna, andrebbe analizzato il tempo storico in cui si chiede agli italiani di accogliere senza se e senza ma. Un popolo, quello italico, che non possiede il senso dell’accogliere lo straniero – men che meno quello marchigiano – ma che poi è capace di azioni umanitarie meravigliose nei confronti del diverso che chiede aiuto.

Camerano – Progetto Sprar, l’intervento di Riccardo Picciafuoco

Certo, se aspetto da decenni una casa popolare un po’ mi da fastidio vederla assegnata in quattro e quattr’otto ad uno straniero, gratis e senza graduatoria. Certo, se non ho denari per comperare il cibo ai miei figli, un po’ mi da fastidio vedere gli extracomunitari che gettano nel “buzzico” quello offerto gratis. Certo, se da anni cerco un lavoro senza trovarlo perché ho cinquant’anni un po’ mi da fastidio vedere le corsie preferenziali offerte dallo Stato ai migranti. E i tanti denari che spende per loro, e poco m’importa da dove arrivano.

Poi, è vero che certi lavori gli italiani non li vogliono fare. È vero che siamo infarciti di gente che lucra sull’accoglienza e ci fa un sacco di soldi. È vero che il tema diventa un cavallo da cavalcare a briglia sciolta per le opposizioni. È vero che questi migranti che arrivano e arriveranno scappano da una condizione di vita insostenibile e che in qualche modo devono essere accolti.

Camerano – Progetto Sprar, l’intervento di Stefano Defendi

Ieri sera, in Sala Convegni, è andato in scena “Il gioco delle parti” dove ognuno dei partecipanti ha “recitato a soggetto”. Una serata pirandelliana. Franco Pesaresi ha difeso ed elogiato il sistema accoglienza, perché lui e la sua associazione ci lavorano in quell’ambito. Poteva fare diversamente?

Il sindaco Annalisa Del Bello ha difeso ed elogiato l’umanità insita nel progetto, perché ormai aveva aderito allo Sprar – una scelta non condivisa a priori con gli abitanti – e deve farla digerire a tutti. Poteva fare diversamente?

E chi se ne importa se quel rompiscatole di Lorenzo Rabini, per l’ennesima volta, ha gridato forte e chiaro che lui e il suo partito sono fortemente contrari. Ci sono stati altri interventi di persone d’accordo con il progetto: uno a uno, palla al centro! Poteva essere diversamente?

Camerano – Progetto Sprar, circa una decina gli interventi del pubblico presente, quasi tutti a favore dell’accoglienza

Sull’intervento della vice prefetto, stesso discorso, ma con qualche distinguo. Lei è la persona che deve collocare i migranti, quella con l’ingrato e difficile compito di distribuirli nei Comuni della provincia. Tutti i Comuni della provincia, che piaccia o non piaccia. Non fa altro che eseguire direttive che le piovono addosso dall’alto, direttamente dal Ministero dell’Interno. Può muoversi diversamente?

I distinguo? Due, no tre.

1) Ha detto: «C’è una grande strumentalizzazione della stampa sul tema». Perché si sa, se la stampa indaga, sottolinea, denuncia, significa che “strumentalizza”. Se non lo fa, è “schierata”.

2) Ha detto: «È da mettere in conto che fra le migliaia di migranti che sbarcano in Italia qualche mela marcia ci possa essere; d’altro canto noi italiani non siamo certo degli stinchi di santo, i femminicidi avvengono da noi, e quasi tutti i giorni». Crediamo sia scorretto e fuori luogo paragonare i femminicidi – un fenomeno deprecabile e inaccettabile, segno di un’arretratezza culturale tutta nostra e maschilista – con quei migranti armati di machete che vanno in giro a mozzare arti o a stuprare donne. È completamente diverso il contesto, le motivazioni e la reazione psicofisica alla propria condizione. Non puoi giustificare una violenza extracomunitaria con il fatto che diversi italiani sono violenti.

3) Ha detto: «Se un Comune non accetta migranti, glieli impongo. Anzi, in quei Comuni che non li vogliono cerco di mandarne qualcuno in più». Poi ha provato a rimediare aggiungendo che in quei pochi casi si media e un accordo bonario si trova sempre. No comment.


2 commenti alla notizia “Camerano – “Non vuoi ospitare i migranti? Io te li impongo!””:

  1. Massimo Berti says:

    Forse non hai ascoltato bene le parole del Sindaco. Aderire allo SPRAR è sta una SCELTA POLITICA della maggioranza di Centro Sinistra. Scelta fatta nel rispetto del programma elettorale, e, si aggiunga, scelta umanitaria. Aggangiarsi allo SPRAR è una ulteriore opportunità sia economica che sociale. Mi fai più paura tu con i tuoi pregiudizi che i profughi che vivono gli orrori della guerra. Le case popolari vanno costruite con i soldi che i cittadini – anche stranieri – stanno versando con le tasse.Gli extracomunitari a Camerano lavorano sodo, i cittadini romani buttano la “monnezza” per strada, E spiegami qual’è la differenza fra un machete e la tortura quotidiana di sventoloni contro le proprie mogli.

    • Massimo Berti, forse non hai colto il senso dell’articolo. E’ proprio la NON condivisione con la gente locale di quella scelta politica che è stata contestata. Ma bada bene, non da me, bensì dagli elettori, dalla gente. Certi temi sociali credo vadano condivisi, non li puoi imporre come fai con l’aumento di 50 centesimi sul prezzo di un pacchetto di sigarette. Personalmente, non credo di avere pregiudizi sull’accoglienza e nel pezzo è scritto a chiare lettere. Semmai, ho qualche remora su come si sta governando il Paese e su come i sindaci e/o i prefetti applichino certe direttive fregandosene del contesto, dei cittadini, delle loro realtà e quotidiane sofferenze. Mio padre per cinquant’anni, io per quaranta, e milioni di italiani come noi, abbiamo versato allo Stato ritenute consistenti destinate alle case popolari. Ma sono cinquant’anni che in Italia non se ne costruiscono (o non si fa manutenzione a quelle esistenti): dove sono finite quelle montagne di soldi? Chi l’ha detto – o scritto – che a Camerano gli extracomunitari non lavorino sodo? Non certo io. Anche noi a Camerano buttiamo la “monnezza” per strada come i romani. La differenza sta nel fatto che qui passano regolarmente a ritirare i sacchi, a Roma un po’ meno. La questione, dunque, non è la “monnezza” ma chi la deve portar via… In ultimo, se la differenza fra machete e femminicidi non l’hai colta sei tu quello che mi fa paura. Lasciami dire ancora una cosa. Chi fa il mio mestiere non è altro che uno strumento incastrato fra gli accadimenti e il lettore. Notizia e informazione. Causa ed effetto. E l’effetto non lo produce chi informa, lo produce chi lo causa. Buona giornata.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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