Camerano – Intervista di fine d’anno al sindaco Annalisa Del Bello

Rapporti istituzionali, impegni e promesse della prima cittadina

Camerano – Fine d’anno, tempo di consuntivi e riflessioni tra un piatto di stoccafisso e un bicchiere di spumante rigorosamente nostrano. Settemila anime di questo paese che si ritrovano a festeggiare, ognuno a modo loro, un annaccio che se ne va e un nuovo anno che arriva carico di speranze, sogni e aspettative. Con il desiderio neppure tanto nascosto che non si trasformino in disillusioni nell’arco dei futuri 365 giorni.

Annalisa Del Bello, sindaco di Camerano
Annalisa Del Bello, sindaco di Camerano

Con la prima cittadina, Annalisa Del Bello, proviamo a fare il punto della situazione a soli sei mesi dal suo insediamento alla guida di Camerano.

Sindaco, sei mesi con le redini in mano del Comune, è impegnativo guidare il
carrozzone?

Sono trascorsi sei mesi dall’ inizio del mandato, come ho già pubblicamente dichiarato, avverto tutto il peso di questo impegno ma allo stesso tempo l’ affetto e la fiducia di tanti cittadini mi danno la carica giusta.

Che rapporti ha instaurato con le minoranze e con i cittadini?

Il mio stile è ormai noto: voglio poter ascoltare e parlare con tutti: cittadini e gruppi consigliari. Quando ci si mette in ascolto dell’ altro e non si pensa di avere ragione a prescindere si scoprono possibilità incredibili.

Si farà la nuova banda musicale?

Come ho sempre detto mi interessa guardare alla persona non solo come utente a cui erogare servizi, ma nella sua interezza curando la sfera sociale, culturale, sportiva…. In quest’ ottica è partita la Sbanda, si lavora con le scuole, con corsi pomeridiani e prove serali…è una sfida che abbiamo colto e ce la metteremo tutta affinché si raggiunga questo obbiettivo

Qual è stata, a oggi, la scelta più difficile?

Ogni giorno affrontiamo difficoltà e decisioni da prendere per il bene della nostra comunità; competenza, senso del dovere ed altruismo ci portano a fare le scelte che merita il nostro paese, con la consapevolezza che si può sbagliare ma con la certezza di aver dato il massimo.

nella foto, da sinistra, il curatore tecnico Claudio Capponi, il curatore e padre dell'iniziativa Sandro Strologo, il consigliere regionale Gianluca Busilacchi, il sindaco Annalisa Del Bello, il presidente Pro loco Edoardo Granini
Annalisa Del Bello, microfono in mano, inaugura la mostra della Farfisa

Gli impegni prioritari nel 2017?

In questi sei mesi abbiamo gettato le basi per il futuro: la progettazione di varie strutture comunali permetterà la partenza di importanti lavori nel 2017 come l’ adeguamento sismico dell’ asilo nido, la materna Ceci, il campo sportivo, la caserma dei carabinieri ed altri interventi minori. I servizi alla persona proseguono in quantità e qualità in un continuo confronto a livello di ambito. La cultura ed il turismo sono la carta vincente del nostro paese per il futuro, la valorizzazione dei nostri prodotti e del nostro territorio.

La sua promessa, fatta in campagna elettorale, di ristrutturare il teatro Maratti è sempre valida?

Non molliamo sul teatro e sul polo della cultura che racchiude in se la mostra della Farfisa, partendo dalla nostre radici proiettiamo nel futuro il nostro paese e questo ci serve anche per rianimare il centro.

Cosa si sente di dire ai suoi concittadini?

Le cose da fare sono tantissime, abbiamo 4 anni e mezzo davanti, daremo il massimo! Auguro a tutti di trascorrere un sereno e gioioso Natale in famiglia, riscoprendone il vero significato, dando valore ai rapporti umani e attenzione a chi soffre, affinché nessuno si senta solo.

Corriere del Conero contraccambia gli auguri al sindaco, alla giunta, all’intero consiglio comunale e a tutti i cameranesi


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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