Camerano – Il muro delle polemiche in Via della Repubblica

Il passaggio della corriera è un rischio a detta di molti cittadini

Camerano – Via della Repubblica è tutta in discesa, e a senso unico. Larga quel tanto che basta per farci passare comodamente le automobili. In particolare quelle dei residenti e quelle che non hanno necessità di arrivare in Piazza Roma. Uno svincolo laterale che permette di uscire dalla cittadina senza gravare il centro.

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Via della Repubblica e l’impalcatura montata a sostenere il muro pieno di crepe

Lungo questa via esistono alcuni posti auto. Vi si affacciano i portoncini d’ingresso di tante abitazioni e quello dell’ambulatorio di un pediatra. Una via per nulla sicura dal punto di vista dei residenti: da starci attento, quando esci di casa, a non finire sotto un mezzo in transito.

In Via della Repubblica, normalmente, transita l’autobus di linea che arriva da Ancona e va verso Sirolo. Immettendosi subito dopo in Via Loretana. E, in alcuni tratti, l’autobus sfiora le case. Da starci attenti, quando si esce di casa e sta passando l’autobus.

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Da diversi giorni in Via della Repubblica, circa a metà, c’è un muretto pieno di crepe, con un buco preoccupante. Un muretto a rischio crollo. Si è intervenuti a tamponare il pericolo cercando di mettere in sicurezza il muretto con pali e putrelle di sostegno. Un’impalcatura importante che restringe notevolmente la carreggiata. Al punto che è stato interdetto persino il passaggio ai pedoni.

E l’autobus? Ovvio, continua a passare in Via della Repubblica.

«È molto pericoloso – ha confessato una passeggera del mezzo di trasporto – in quel tratto passa a meno di un palmo dalle case. Una piccola distrazione, una buca nell’asfalto e può succedere di tutto».

Possibile che nessuno si renda conto dei rischi? Se lo è domandato anche Lorenzo Rabini di Operazione Futuro che ha già depositato una interrogazione in Comune per sollecitare un intervento da parte dell’Amministrazione.

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«Basta con il passaggio della corriera in quella via – dice in sostanza Rabini – la messa in sicurezza di quel muro presenta delle anomalie. Ma come si fa a interdire il passaggio ai pedoni in quel tratto? – si domanda il consigliere – come fanno i residenti a raggiungere casa, con l’aereo? Finché durano i lavori, si faccia fare alla corriera il giro più esterno».

Nell’attesa che qualcuno intervenga con una decisione di buon senso, alle affermazione di Rabini fanno eco alcuni commenti di cittadini che gli hanno risposto su Facebook.

Antonio Matano: «Invece di perdere tempo a picchettare… Servono 4 giorni lavorativi per buttarlo giù e ricostruirlo».

Paolo Coppi: «Dopo di quella strada ci si trova in via Loretana e qui viene il bello perché la strada diventa a due corsie con le corriere che sfrecciano a tutta birra, e non c’è uno straccio di marciapiede che possa salvare noi pedoni da un probabile investimento, pensiamoci gente, pensiamoci!!!!!!»

Fabrizia Leandrini: «Concordo Paolo, via Loretana è PERICOLOSISSIMA……ma tutti fanno finta di niente!»

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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