Camerano – Fallito l’assalto al bancomat di Nuova Banca Marche all’Aspio

I 4 malviventi sono riusciti a fuggire

Camerano – Alle 3:30 di questa notte i carabinieri della stazione locale, in sinergia con le radiomobili di Osimo e Ancona, sono riusciti a sventare e a far fallire l’assalto al bancomat della Banca Marche,  la filiale ubicata nella frazione Aspio di Camerano, lungo la S.S. n. 16 “Adriatica”

Con un “modus operandi” oramai noto alle forze di polizia, 4 malviventi con il volto mascherato e a bordo di autovettura veloce, hanno provato l’assalto alla cassa bancomat della Nuova Banca Marche, oscurando le telecamere con una vernice spray nera e usando una miscela di acetilene introdotta forzatamente nel “cashpoint” automatizzato.

Un posto di blocco notturno operato dai carabinieri

Un tentativo andato però a vuoto grazie al bancomat di nuova generazione, dotato di fori di ventilazione che hanno permesso la dispersione del gas, e rendendo la successiva esplosione fortemente depotenziata. Lo scoppio infatti, ha danneggiando solo una parte sottostante della vetrina della banca, e i malviventi non sono riusciti ad asportare nulla.

Al sopraggiungere dei carabinieri i ladri si sono dati alla fuga, riuscendo a far perdere le proprie tracce. Sul posto sono stati effettuati i rilievi tecnici da parte del personale specializzato del Comando provinciale di Ancona e del Nucleo operativo osimano.

Diramate nell’immediato le ricerche in ambito regionale con l’istituzione di posti di blocco lungo tutta la S.S. 16 “Adriatica”, in collaborazione sia con i comandi dell’Arma sia della Polizia Stradale.

I danni, seppur lievi, ammontano all’incirca a 5mila euro.

Sono ovviamente  in corso le indagini, non escludendo eventuali similitudini con analoghi fatti e reati precedenti.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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