Camerano – Caso Baldini: l’udienza del CTU rinviata all’8 giugno

I tecnici di Autostrade per l’Italia non si presentano adducendo una banalissima scusa

Ancona – Ieri, 31 maggio, doveva essere la data zero per il caso del cavalcavia 166 sull’A14, quello che da un mese e mezzo vede contrapposti la Conero Frantumazioni di Sandro Baldini e Autostrade per l’Italia.

Quest’ultima, mesi fa, aveva arbitrariamente abbassato il tonnellaggio del cavalcavia 166 da 72 a 12 ton. impedendo, di fatto, il transito sullo stesso dei mezzi pesanti della Baldini che da vent’anni opera in un sito intercluso oltre il ponte.

Il cavalcavia 166 sull’A14 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate. Al di là del ponte c’è, da vent’anni, la sede della Conero Frantumazioni di Sandro Baldini

Una decisione più che discutibile quella di Autostrade, che non era stata digerita dai quindici dipendenti della Conero Frantumazioni, licenziati in un primo tempo e poi coalizzati insieme al titolare, Sandro Baldini, per opporsi a quella decisione illegale e lottare per salvaguardare il proprio diritto al lavoro. Ne era nato un presidio permanente all’imbocco del ponte e tutta una serie di proteste.

I quindici “resistenti” della Baldini chiedevano a gran voce una sola cosa: il collaudo della struttura. Unica azione concreta capace di stabilire la vera portata del cavalcavia. Collaudo che, per un motivo o per l’altro, Autostrade per l’Italia non ha mai voluto effettuare. E siamo ancora qui a domandarci perché, dal momento che si tratterebbe di un lavoro effettuabile in una mattinata.

I 15 dipendenti della ditta Sandro Baldini, diventati loro malgrado i 15 “resistenti”. Per un mese hanno lottato con un presidio permanente all’imbocco del ponte chiedendo il collaudo della struttura.

Il sindaco di Camerano, Annalisa Del Bello, in questo mese e mezzo ha provato in tutti i modi a sciogliere l’intricata matassa, convocando due conferenze dei servizi mirate a trovare vie alternative che, ad oggi, non si sono concretizzate.

Unica istituzione, quella rappresentata dalla prima cittadina di Camerano, a metterci la faccia e a spendere energie per trovare una soluzione nella totale indifferenza di tutte le altre, dai politici provinciali a quelli regionali e alle istituzioni come la prefettura di Ancona. Tante chiacchiere, tante belle foto, tante promesse, tante mozioni presentate in Regione e persino a Roma ma, di fatti concreti, neppure l’ombra.

E anche qui viene da domandarsi, perché?

Il sindaco di Camerano Annalisa Del Bello discute con Sandro Baldini durante la prima conferenza dei servizi indetta per trovare una soluzione al transito dei mezzi pesanti della Conero Frantumazioni 

Ieri, si sarebbe dovuta svolgere l’udienza presso il Tribunale di Ancona alla presenza del CTU (consulente tecnico d’ufficio), nominato dal Giudice Dorita Fratini che, alla presenza dei legali e dei consulenti tecnici delle due parti, avrebbe dovuto decidere su collaudo sì, collaudo no.

Ebbene, seguendo il canovaccio della farsa, l’udienza non si è potuta tenere perché i consulenti tecnici di Autostrade non erano presenti. C’erano tutti, mancavano solo loro. Dove sta la farsa? Sta nella motivazione addotta da Autostrade per giustificare l’assenza dei loro tecnici: “Non hanno ricevuto l’e-mail di convocazione da parte dei loro legali”.

Il geometra Simone Paoletti

Una motivazione falsa, a detta di Simone Paoletti, geometra della Baldini: «I consulenti tecnici di Autostrade sapevano benissimo dell’udienza fissata al 31 maggio. Ne hanno parlato tutti i giornali, e alla conferenza dei servizi svolta nel Municipio di Camerano gli era stato ricordato più volte».

La Giudice Fratini, sottolineando l’importanza del caso, ha provato a spostare l’udienza prima nel pomeriggio di ieri, poi nella giornata di oggi. Infine, per mettere tutti d’accordo e avere la certezza della presenza delle parti, ha fissato la prossima udienza per giovedì 8 giugno, con l’assenso dell’avvocato Regni legale della Baldini.

«Un’agonia per noi – ha ribadito il geometra Paoletti – pensavamo che l’udienza ponesse fine alle nostre tribolazioni. L’abbiamo aspettata con ansia e tanti sacrifici per un mese. Autostrade ci sta prendendo per il naso con la complicità di tanta gente. Ma verrà il giorno della resa dei conti, noi vogliamo credere nella giustizia».


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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