Camerano – Cade nella scarpata e fa un volo di 6 metri

Diciassettenne finisce al pronto soccorso di Torrette

Camerano – È successo intorno alle tre di questa mattina, sabato 2 settembre, all’altezza del Bar Bosco. Un ragazzo di 17 anni, proveniente da fuori Comune, era seduto sulla ringhiera in ferro nell’area antistante l’esercizio in Via Maratti. All’improvviso, ha perso l’equilibrio ed è precipitato nella scarpata sottostante, un volo di circa sei metri.

Camerano – La ringhiera in ferro su cui era seduto il ragazzo, qualche metro più in basso rispetto al Bellavista

Pochissimi minuti, due o tre al massimo, ed è intervenuta l’ambulanza della Croce Gialla di Camerano che, come da procedura, lo ha subito trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale di Torrette. Qui, è stato sottoposto a tutta una serie di esami e, al termine, dimesso in mattinata senza serie conseguenze.

«Sono arrivato sul posto subito dopo l’accaduto – ha raccontato l’assessore Costantino Renato, responsabile della sicurezza nell’ambito della festa del Rosso Conero che ieri sera aveva aperto i battenti – visto la dinamica, sono stato subito in apprensione per le sorti del ragazzo. Mi si è sollevato il cuore quando l’ho visto muoversi».

Un incidente che per fortuna non ha avuto complicazioni di sorta, il ragazzo se la caverà con qualche contusione, qualche livido e un grosso spavento. Da sottolineare l’efficienza della macchina organizzativa che, nonostante l’ora, è intervenuta prontamente in una situazione non semplice: nell’area interessata dall’incidente erano presenti centinaia di ragazzi. Un plauso anche agli operatori sanitari di Numana che, insieme alla Croce Gialla locale e ai Carabinieri, sono risultati fondamentali.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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