Camerano – Arrestati due partenopei per furto di generi alimentari

Ingenti quantità di merce sottratta a una ditta di distribuzione all’ingrosso di Camerano

Camerano. Ieri mattina, alle prime luci dell’alba, al culmine di un’attività investigativa svolta dal personale della Squadra Mobile della Questura, sezione reati contro il patrimonio, sono stati tratti in arresto S. M. di 37 anni e A. A. di 47, entrambi partenopei, dipendenti di una società di autotrasporti, responsabili del reato di furto aggravato, continuato e commesso in concorso tra loro, ai danni di una ditta di alimentari che si occupa della distribuzione all’ingrosso di merce destinata ai supermercati di una nota catena di negozi presenti in tutto il territorio nazionale.

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Da tempo la ditta alimentare registrava ammanchi ingiustificati sulle quantità di merci effettivamente consegnate nei vari punti di vendita della provincia. Al punto da indurre i titolari della società a sporgere denuncia.

Dopo una complessa attività investigativa, gli agenti scoprivano che nel solo mese di dicembre 2016 i due napoletani avevano asportato prodotti alimentari da alcuni “roller” destinati ad altri vettori, occultandoli fra quelli di loro competenza.

Nella notte, a seguito di un servizio di appostamento e di osservazione predisposto da personale della Polizia di Stato nei locali della ditta di distribuzione alimentare di Camerano, i due venivano tratti in arresto in flagranza di reato. Avevano appena caricato e stipato sui loro furgoni – sottraendoli alla ditta – alimenti per un valore di circa 2 mila euro.

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La successiva perquisizione presso le abitazioni degli arrestati consentiva di rinvenire e sequestrare altra merce alimentare per un valore che si aggira intorno ai 10 mila euro.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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