Camerano – Arrestati due partenopei per furto di generi alimentari

Ingenti quantità di merce sottratta a una ditta di distribuzione all’ingrosso di Camerano

Camerano. Ieri mattina, alle prime luci dell’alba, al culmine di un’attività investigativa svolta dal personale della Squadra Mobile della Questura, sezione reati contro il patrimonio, sono stati tratti in arresto S. M. di 37 anni e A. A. di 47, entrambi partenopei, dipendenti di una società di autotrasporti, responsabili del reato di furto aggravato, continuato e commesso in concorso tra loro, ai danni di una ditta di alimentari che si occupa della distribuzione all’ingrosso di merce destinata ai supermercati di una nota catena di negozi presenti in tutto il territorio nazionale.

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Da tempo la ditta alimentare registrava ammanchi ingiustificati sulle quantità di merci effettivamente consegnate nei vari punti di vendita della provincia. Al punto da indurre i titolari della società a sporgere denuncia.

Dopo una complessa attività investigativa, gli agenti scoprivano che nel solo mese di dicembre 2016 i due napoletani avevano asportato prodotti alimentari da alcuni “roller” destinati ad altri vettori, occultandoli fra quelli di loro competenza.

Nella notte, a seguito di un servizio di appostamento e di osservazione predisposto da personale della Polizia di Stato nei locali della ditta di distribuzione alimentare di Camerano, i due venivano tratti in arresto in flagranza di reato. Avevano appena caricato e stipato sui loro furgoni – sottraendoli alla ditta – alimenti per un valore di circa 2 mila euro.

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La successiva perquisizione presso le abitazioni degli arrestati consentiva di rinvenire e sequestrare altra merce alimentare per un valore che si aggira intorno ai 10 mila euro.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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