Camerano – Abuso della professione di intermediazione immobiliare

Affittava stanze e appartamenti senza avere i titoli necessari

Camerano – “Casa mia, casa mia…” è il titolo di un film interpretato da Renato Pozzetto. Il protagonista svolge attività di intermediazione immobiliare senza averne titolo.

Dalla fiction alla realtà. Questa, nei fatti, è la situazione in cui si è venuta a trovare la Polizia municipale di Camerano che, dopo accurate indagini, ha scoperto un “signore” che trattava affitti di appartamenti e di stanze senza avere le necessarie autorizzazioni allo svolgimento dell’attività.

Per vendere o affittare case occorrono precise autorizzazioni ed esami da superare
Per vendere o affittare case occorrono precise autorizzazioni ed esami da superare

Per non farsi scoprire l’uomo, di Camerano, aveva previsto tutto. O quasi. La sua formula di affitto prevedeva canoni mensili comprensivi di ogni spesa: utenze domestiche, condominio, spazzatura… Compresa la cauzione iniziale.

Attento alle esigenze dei suoi clienti, e disponibile a soddisfare ogni loro richiesta, gli appartamenti e le stanze che affittava abusivamente prevedevano la speciale garanzia: “soddisfatti o rimborsati”. La massima garanzia sull’assoluta qualità degli arredi e degli accessori; ovviamente, massima riservatezza e tutti i risparmi derivanti dall’occultare la normale prassi di intermediazione.

La Polizia municipale di Camerano esegue controlli sugli immobili
La Polizia municipale di Camerano esegue controlli sugli immobili

Prendere contatto con l’intermediario abusivo non era poi così difficile.

I clienti – a nostro avviso colpevoli tanto quanto il cameranese in questione – contattavano l’intermediario per lo più attraverso un’apposita piattaforma web o tramite il passaparola.

La Polizia municipale, dopo aver effettuato i dovuti accertamenti, ha emesso nei confronti del falso immobiliarista una sanzione pecuniaria pari a 5 mila euro e l’intimazione alla sospensione dell’attività illecita. Per il resto, bocche cucite sull’identità della persona e sul numero di stanze e appartamenti trattati.

Il fenomeno degli intermediari senza titolo ad esercitare con tutta probabilità è più diffuso di quanto si possa immaginare.

Sulla materia, infatti, la Polizia locale annuncia la pianificazione di una serie di controlli ed indagini su vari fronti. Come dice il proverbio: “uomo avvisato, mezzo salvato”

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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