Johannes Genemans, un canto d’amore per Sirolo

"Apollo e Venere" l'imponente e nuova scultura che l'artista olandese ha donato al Comune, verrà inaugurata domenica 9 aprile

Sirolo – Spinti dal desiderio d’amore e d’umanità, anche gli dei sentono la necessità di scendere dal Parnaso per trovare il loro habitat più congeniale, e forse il nuovo Olimpo, nella terra delle meraviglie e dell’infinito, le incantevoli Marche.

Un bozzetto di "Apollo e Venere"
Un bozzetto di “Apollo e Venere”

È quanto emerge dalla nuova scultura bronzea “Apollo e Venere”, che verrà inaugurata domenica 9 aprile alle ore 10 a Sirolo, come simbolo di bellezza e di attrazione, in piena armonia con la ridente e ospitale città che da sempre coltiva con vivo entusiasmo e vocazione una eccellente e qualificata attività balneare e turistica.

L’imponente scultura, 2 metri e 90 centimetri d’ampiezza, è un’opera originale del noto scultore Johannes Genemans, di origini olandesi ma appassionato frequentatore della Riviera del Conero dove ha trovato i luoghi ideali per la sua ispirazione artistica.

Simbolicamente parlando, l’opera rappresenta Apollo e Venere che volano nel cielo aperto per donare Sirolo, la Perla dell’Adriatico, al Monte Conero. Apollo, dio greco della luce e dell’avvenenza, reca nella mano destra alzata il piccolo e prezioso globo sferico, mentre Venere, dea romana della bellezza, dell’amore e della fecondità, rincorre gioiosa e felice con le sue chiome fluenti e le sue forme armoniose.

Lo scultore olandese Johannes Genemans
Lo scultore olandese Johannes Genemans

I due celebri numi, cantati da poeti e scrittori, sono resi dalla mano sapiente dell’artista plasticamente vivi e dinamici, tanto espressivi sono i volti, tanto fluidi i movimenti. Le due sculture sono unite da un cerchio bronzeo con dedica, a conferma della simbiosi tra la terra e il cielo, tra l’immanente e il trascendente.

L’opera, nata da un’idea del Sindaco di Sirolo, avv. Moreno Misiti, ed elaborata con geniale intuito e maestria dallo scultore Genemans, è collocata nei pressi della fontana di Piazzale Marino e della splendida terrazza mozzafiato che si affaccia sul mare e le scogliere del Conero.

Gardenia
“Gardenia, amante del sole” la scultura donata da Genemans a Sirolo nel 2013

Aldilà dei ricorsi storici e culturali “Apollo e Venere” costituiscono una magnifica opera contemporanea d’ispirazione neoclassica e mitologica, come si usava nell’antica Grecia, che va ad aggiungersi all’elegante e finissima statua “Gardenia, amante del sole” donata da Genemans a Sirolo nel 2013.

In sintesi, una scultura moderna, innovativa, allegorica, permeata di suggestiva, insita bellezza e di profondo pathos lirico ed emotivo, che viene a celebrare ancor più le meraviglie incantate di Sirolo, “Perla dell’Adriatico”.

di Alvaro Valentini 


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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