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Servi invisibili: la nuova plebe che urla in silenzio (parte 2)

Seconda parte della lettera di denuncia di una lettrice sulle condizioni di lavoro imposte a precari e stagionali nella Riviera del Conero

Camerano, 7 luglio 2021 – Di seguito, la seconda parte della lettera pubblicata ieri che racconta l’altra faccia della medaglia, quella cioè dei trattamenti che certi datori di lavoro della Riviera del Conero e della città di Ancona riservano ai lavoratori precari e stagionali. Una lettera inviata in redazione proprio da una lettrice che ha vissuto sulla propria pelle tutte le storture raccontate. (Clicca qui per leggere la prima parte)

Continua la lettera… Ovviamente non si può accedere a nessun prestito in banca, anche in caso d’imprevisti come spese mediche (es. ti si è rotto un dente e serve il dentista, oppure devi mettere l’apparecchio per correggere una problematica maxillo facciale, o cambiare la macchina perché magari quella che hai è da rottamare; senza dimenticare gli imprevisti quotidiani), tutte cose che una persona che lavora dovrebbe potersi permettere.

Gli straordinari non esistono. Se al colloquio chiedi a quanto ammonta il compenso e qual è l’orario di lavoro ti senti dire: “non hai voglia di lavorare”, in più ti viene detto che “si sa quando si inizia ma non quando si finisce”. Se vuoi ottenere il lavoro, prima devi dimostrare cosa sai fare svolgendo delle prove gratis e senza che addirittura ti vengano comprese in un contratto e ti vengano registrati i documenti per l’assicurazione, poi: “semmai dopo si parla di soldi” ti rispondono, con un tipico modo di fare ignorante, medievale e arrogante.

Tu non sei una persona ma un servetto/a che deve sempre stare a disposizione, di te non vi è alcun rispetto, servi appunto solo allo scopo di far ingrassare gli altri trascurando il tuo dovuto tornaconto personale, non c’è chiarezza immediata espositiva e la comunicazione nella maggioranza dei casi è unilaterale e segue una piega narcisistica tipica delle dinamiche del potere e del senso di onnipotenza.

Lo pseudo guadagno offerto è in media di 5 – 6 euro all’ora se si è fortunati, perché nelle peggiori ipotesi ci sono persone che purtroppo si vedono costrette ad accettare anche 3 – 4 euro all’ora. Si pensi ai famosi “stage” che arrivano al massimo a 650 euro mensili nella più fiorente delle ipotesi per un full time a tutti gli effetti.

Senza parlare dell’abuso che si fa dei contratti a chiamata, dei tirocini e di garanzia giovani. Con queste torture cartacee non si riesce ad accumulare il monte ore per avere la disoccupazione d’inverno quando non ci sono offerte, o quanto meno per riuscire a sostentarti in caso di licenziamento; o nell’attesa di riuscire a trovare qualche altro lavoro, o in attesa che ricominci la stagione.

La malattia non è contemplata, è mal vista e condannata. Mi è capitato anche di vedere una collega con la febbre (poteva trattarsi benissimo anche di Covid) non prendersi nessun giorno a casa, nonostante avesse avvisato che era in quella condizione….

Per quanto riguarda invece i cosiddetti bollini pensionistici viene da sé che in quest’andazzo che imperversa incontrastato non ne accumuli, di conseguenza la pensione non la vedrai mai.

La pausa è sempre risicata. Se riesci a farla il più delle volte la fai in piedi come i cavalli, cercando d’ingurgitare un tozzo di pane tra un cliente e l’altro, perché a sostituirti non c’è nessuno. In più, anche quando sei a casa vieni disturbato dai gruppi di lavoro WhatsApp a tutte le ore, per il fatto che è assodato che devi essere sempre e subito a completa disposizione della proprietà come un soldatino.

Emicranie, cistiti, tunnel carpale e disturbi psicosomatici da burn out sono assicurati. Le pressioni psicologiche che ti vengono fatte sono estenuanti e se chiedi di usufruire dei riposi spettanti ti viene risposto con fare da vassalli: “c’è tutto l’inverno per farli”.

Con tutto ciò non intendo fare di tutta l’erba un fascio e schierarmi contro una categoria predefinita, perché una mia caratteristica è non prescindere dall’oggettività. Il mio scopo è sollevare una problematica che sta effettivamente avendo un’eco nazionale a livello sociale.

Urge l’intervento tempestivo dello Stato per incentivare le aziende ad assumere in termini più adeguati e rapidi, ricevendo sgravi fiscali ma al contempo ricordando di tutelare una classe lavoratrice che sembra essere stata dimenticata anche da Dio.

Chi non vuole sottostare al sistema marcio – perché soprattutto dopo la pandemia ha capito quanto sia necessario avere un impiego con tutte le carte in regola, per non rimanere a bocca asciutta come purtroppo è successo e senza la possibilità di accedere ad una cassa integrazione – viene marchiata/o con il colore scarlatto e con i noti aggettivi di “sfaticati” e “parassiti” che preferiscono prendere bonus e redditi di cittadinanza seduti sul divano. Quando invece è innegabile che gli stipendi e i contratti proposti sono di natura inferiori alle forme di sussistenza statale in atto, e il trattamento riservato è improponibile, mettendo a dura prova la pazienza di qualsivoglia santo vivente.

Molte persone stanno cercando di cambiare settore e guardarsi intorno come sto facendo io, o di reinventarsi acquisendo un nuovo mestiere perché stufi di subire; oppure emigrano all’estero dove c’è molto più entusiasmo e rigore professionale, dove c’è la turnazione del personale che qua non esiste, che consente agli addetti di avere il diritto di organizzarsi una vita al di fuori del lavoro (un diritto che da noi non è assolutamente contemplato), ma, soprattutto, che ti offre più opportunità non solo di lavorare ma anche di fare carriera e realizzarti.

Nonostante il clima di tensione, ho sentito il bisogno di cercare nel mio piccolo di fare qualcosa per il mio Paese raccontando le rocambolesche difficoltà quotidiane che si trovano in quest’ambito, nella speranza che le Autorità le leggano e finalmente riescano a volgere lo sguardo verso il basso.

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