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Servi invisibili: la nuova plebe che urla in silenzio (parte 1)

Una lettera di denuncia di una lettrice in risposta alle condizioni di lavoro imposte a precari e stagionali nella Riviera del Conero

Camerano, 6 luglio 2021 – Prima d’iniziare a raccontare questa storia, desidero premettere che per me non è facile farlo poiché significa riviverla una seconda volta e risvegliare tutte le peripezie trascorse… Inizia così una lettera ricevuta in redazione, con tanto di firma e giusta richiesta d’anonimato per paura di ritorsioni.

Una lettera che, in questo momento caratterizzato da centinaia di migliaia di imprenditori che denunciano l’impossibilità a trovare manodopera – dando la colpa del fenomeno negativo al reddito di cittadinanza e bonus vari – racconta l’altra faccia della medaglia, quella cioè dei trattamenti che certi datori di lavoro riservano ai lavoratori precari e stagionali. Ovviamente, non tutti…

Poiché è piuttosto lunga, la pubblichiamo in due parti. la prima oggi la seconda domani.

Però la ritengo necessaria, continua la lettera, per portare alla luce la verità tetra e alienante che si cela dietro al sorriso di un receptionist e/o addetto alle prenotazioni in hotel, all’arrivare elegante e disponibile al tavolo di un cameriere che ha il compito di allietare le ferie dei vacanzieri, al piatto di uno chef che simboleggia il prodotto finale dei sacrifici di una vita di intere brigate di cucina, al profumo delle lenzuola pulite di una camera d’albergo o villaggio che con tanta dedizione addetti ai piani, al bungalow o a quello che sia, devono spesso preparare in tempi record e a paghe da fame in confronto al vero monte ore svolto; o dietro il cocktail e/o l’aperitivo estroso di un barman che decide di scappare all’estero per avere un futuro e una minima prospettiva di lavorare tutto l’anno e non solo 3 – 4 mesi su 12, defraudato da qualsiasi possibilità di crearsi una sua dimensione stabile.

Senza dimenticare la figura imprescindibile del lavoro stagionale che è il bagnino, costretto a svolgere più mansioni contemporaneamente rischiando di trascurare la sua attività principale che è quella di sorvegliare la sicurezza dei bagnanti.

Questa è la realtà lavorativa della riviera, in un settore che produce il 13% del pil nazionale, quella del turismo/hotellerie/bar e ristorazione.

Il mio calvario in quest’ambito è iniziato anni fa, avendo esperienza ho svolto più ruoli in base a ciò che offriva il mercato. Fondamentalmente nasco come receptionist, poi sono diventata addetta all’ufficio booking, che sarebbe la mia principale collocazione professionale, ma ho svolto impegnandomi allo stesso modo anche altre mansioni come la barista e la cameriera.

Ebbene, dal 2016 è stata tutta una discesa in picchiata: sono passata dall’avere contratti più dignitosi come quelli nelle mie esperienze precedenti in Veneto, alle cartestracce della realtà locale balneare marchigiana, nella fattispecie del meraviglioso luogo dove viviamo che è la Riviera del Conero e l’anconetano, perché c’è da dire che anche in città la situazione non varia molto se non per la differenza che forse a stento riesci a lavorare tutto l’anno, ma le possibilità sono davvero poche e per quelli come me d’inverno non si riesce a sopravvivere.

I contratti sono tutti fallati, nel senso che vengono dichiarate forse un decimo delle reali ore che fai; sulla busta paga da un livello 3° o 4° del Ccnl che in media dovresti avere vieni declassato al 5° o al 6°, per pagarti meno contributi possibili e risparmiare, ma di fatto svolgi le mansioni di un 3° o 4° livello. Un esempio? Se sei un cameriere vieni inquadrato aiuto cameriere oppure addirittura come addetto alle pulizie, un diverso ruolo in parole povere. Oppure, se eri una receptionist da 3à –  4° livello vieni declassata al 5°, che io avevo da apprendista quando ho iniziato a fare questo mestiere a 19 anni. Oggi ne ho 33 e vi assicuro che non è molto piacevole osservare la propria carriera mentre va all’indietro stile passo del granchio. Al progresso si è sostituito il regresso…

In stagione, al mare devi lavorare 7 giorni su 7, i riposi non esistono e anche se lavori in città comunque hai pochissimi diritti perché tutti gli oneri dei contratti non vengono adempiuti, molto spesso non si hanno il Tfr, la 13esima e 14esima, i Rol e le ferie per quelle che davvero dovrebbero essere, ma ti è concesso un riposo a settimana per quanto possa essere di magra consolazione.

Le ore settimanali secondo il Ccnl sono 40 e non vengono quasi mai rispettate, eccetto in rarissime realtà aziendali virtuose, perché ci tengo a sottolineare che ci sono imprenditori onesti ma non è sempre facile avere la fortuna d’incontrarli. Con queste prerogative contrattuali è inutile dirvi che presentarsi in un’agenzia immobiliare per prendere in affitto un appartamentino, mono o bilocale per essere degli adulti indipendenti significa non essere presi in considerazione, perché è evidente che non puoi produrre le garanzie che vengono giustamente richieste. Quindi, non si tratta di pretendere come viene usualmente detto paghe da milionari, ma di volere un salario adeguato e in regola per la soglia di sopravvivenza e potersi mantenere da sé…

segue firma

(fine prima parte, domani 7 luglio, la seconda e ultima parte).

 

redazionale

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