Umani Ronchi, il Pelago cambia veste per i suoi 18 anni

Presentazione in Bottaia con la famiglia Bernetti

Osimo. Una nuova veste grafica, più classica e tradizionale, per la storica bottiglia Pelago della cantina Umani Ronchi. La nuova immagine del celebre rosso, che nel 1997 vinse l’International Wine Challenge di Londra entrando nella lista dei vini italiani più ricercati nel mondo, è stata presentata questo pomeriggio presso la Bottaia a Osimo alla presenza del presidente dell’azienda Massimo Bernetti e dell’amministratore delegato Michele Bernetti. In degustazione insieme ai vini top Umani Ronchi, il millesimo 2012 del Pelago che ha segnato la diciottesima vendemmia, ovvero il passaggio all’età adulta.

da sinistra: Michele e Massimo Bernetti
da sinistra: Michele e Massimo Bernetti, rispettivamente amministratore delegato e presidente della cantina Umani Ronchi

«La storia della nostra azienda inizia nel 1959 a Cupramontana, da una piccola fattoria che poi è diventata azienda agricola – ha spiegato Massimo Bernetti – da sempre la nostra arma vincente è la qualità. Siamo stati ambasciatori nel mondo del Verdicchio e del Rosso Conero, le Marche negli ultimi anni si sono fatte strada nel mondo vitivinicolo, ottenendo visibilità anche sotto il profilo turistico».

“Rinnovarsi pur restando fedeli alle proprie origini: ecco la vera sintesi dietro questo cambiamento nel nostro Pelago – ha sottolineato Michele Bernetti – la nuova etichetta è il frutto di un lavoro di ricerca molto accurato ed è destinata ad accompagnare questo vino per i prossimi decenni. Dopo 18 anni di produzione abbiamo deciso di regalare a questa bottiglia un cambio d’abito, un nuovo vestito dal taglio classico, senza tempo e privo di ammiccamenti a mode e tendenze”.

Michele Bernetti
Michele Bernetti mostra la nuova veste grafica della bottiglia del Pelago, il celebre rosso che nel 1997 vinse a Londra l’International Wine Challenge 

Questo vino, ideato dall’enologo di fama mondiale Giacomo Tachis, mette insieme tre diversi uvaggi: Cabernet Sauvignon al 50%, Montepulciano al 40% e Merlot al 10%. Il suo nome deriva dal greco antico pelagos, che significa mare e suggerisce appunto il carattere marino e le peculiarità organolettiche tipiche dei vini prodotti in prossimità delle coste.

Il colore è un rosso rubino impenetrabile, con riflessi porpora. Al naso si liberano profumi intensi, puliti e raffinati: fragranze speziate di caffè, pepe nero, liquirizia e tabacco che si aprono su fondo di erba e fieno tipici del Cabernet. In bocca l’impatto è di frutti di bosco, vaniglia e aromi minerali; tannini importanti ma evoluti, con sensazioni gustative in armonia con la grande corposità di questo vino.

 

Redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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