Tumore al seno, le donne osimane lo affrontano con forza e coraggio

Un ciclo di eventi all’interno di Palazzo Campana racconterà come gestire la malattia

Osimo si tinge di rosa e si schiera in prima linea nella lotta contro i tumori al seno attraverso una maratona di eventi che si svolgerà nei week-end compresi tra sabato 15 e domenica 30 ottobre. Una rassegna ideata dalla Consulta per le Pari Opportunità che nasce dal dolore ma che parla di vita, racconta storie di coraggio, mette in primo piano le vicende di tante donne guerriere che lottano ogni giorno per sconfiggere la malattia.

 

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Il ciclo di incontri avrà luogo all’interno della cornice di Palazzo Campana, nella sala delle Quattro Colonne. Negli stessi spazi, in contemporanea, verrà allestita una mostra fotografica a cura di Veronica Boni. Nel corso dei sei appuntamenti, protagonista sarà la tematica del tumore al seno analizzata in tutte le sue sfaccettature: si parlerà dei risvolti che la malattia porta all’interno degli equilibri familiari, delle strategie di natura medica ma anche e soprattutto sociale che possono alleviare la condizione di chi affronta un lungo percorso di cura, e delle tecniche adeguate di controllo e prevenzione.

 

«L’idea dell’iniziativa è nata dalle esperienze che ciascuna di noi ha vissuto o conosciuto in prima persona – ha spiegato Eliana Flamini, consigliera di maggioranza e membro della Consulta – e dall’esigenza, che abbiamo sentito con forza, di mettere in luce un momento, nel decorso della malattia, che rischia spesso di essere dimenticato, ovvero quella fase che non rientra nella sfera prettamente sanitaria. Una volta uscite dalle strutture ospedaliere – ha continuato la Flamini – molte donne vengono abbandonate a se stesse per mancanza di coordinamento fra le strutture, incapaci di indirizzarle ad un percorso definito».

 

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Perno della manifestazione sarà la mostra di Veronica Boni, fotografa che ha accettato l’invito a presentare a Osimo un progetto avviato oltre un anno fa insieme a Unite si può, associazione che riunisce donne operate al seno conosciute online. Testimonial di se stesse, le ragazze immortalate da Veronica hanno avuto il coraggio di mettere di fronte al mirino il proprio corpo e le loro storie: storie di sofferenza e di forza, proprio come recita il titolo dell’esposizione, fatto proprio anche dalla rassegna osimana: La Donna, dolore & forza.

Inaugurata lo scorso anno a Sassuolo – città in cui Veronica Boni risiede –, la mostra è partita come un gioco, per poi trasformarsi in un simbolo di grande coraggio e di riscatto. Un incitamento a restare in piedi che è rivolto a chi sta soffrendo e che viene lanciato da chi ha già affrontato, e continua tutt’ora a farlo, il calvario della malattia.

 

La campionessa di scherma Valentina Vezzali sarà presente alla serata inaugurale della rassegna
La campionessa di scherma Valentina Vezzali sarà presente alla serata inaugurale della rassegna

«Non ci aspettavamo che l’evento diventasse tanto grande – ha confessato ancora Eliana Flamini – un’infinità di persone e di associazioni hanno scelto di aderire, per di più a titolo gratuito. La tematica di cui ci occupiamo è talmente complessa che ci vorrebbe una vita intera per affrontarla nella sua interezz­a ­– ha concluso la consigliera – ma intanto proviamo a lanciare un sassolino, nella speranza di dare il via ad altre iniziative simili».

 

Per trasmettere con maggiore forza un messaggio che è di lotta e di speranza e non di dolore e rassegnazione, durante le serate gli interventi di medici e giornalisti si alterneranno a concerti musicali, dimostrazioni di ginnastica e danza, aperitivi. Una scelta che vuole essere uno strumento per alleggerire il tema trattato ma soprattutto un monito a mantenere vivo lo spirito sempre, in ogni circostanza, anche nella più dolorosa.

 

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L’iniziativa non sarà solo di natura teorica: sabato 22 e sabato 29 ottobre dalle 9 alle 12, presso i locali della CRI di Osimo, in via Molino Mensa, sarà possibile effettuare su prenotazione visite mediche gratuite per il controllo del seno.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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