Osimo – La maglia di Donnarumma per l’Associazione Nicola Solustri

La consegna della casacca autografata in prossimità della vigilia di Natale

Osimo. Anche Gianluigi Donnarumma coinvolto nel progetto dell’associazione Nicola Solustri, creata ormai da più di due mesi a ricordo dello sfortunato giovane portiere passatempese, non ancora sedicenne, deceduto in un incidente stradale in sella al proprio scooter sulle strade di casa. Dopo campioni del calibro di Valentino Rossi, Andrea Iannone, i giocatori del Torino, il motociclista Matteo Baiocco e le campionesse jesina di scherma Giovanna Trillini e Annalisa Coltorti.

La maglia di Dionnarumma con autografo
La maglia di Donnarumma con autografo

E chi se non il portierone del Milan vicino nella somiglianza fisica allo sfortunato portiere della Passatempese? Nicola Solustri lo chiamavano proprio il Donnarumma di Passatempo. Donnarumma vero, protagonista lo scorso venerdì della vittoria della Supercoppa italiana nella lotteria dei calci di rigori contro la Juventus, ha donato la sua maglia, con l’ormai mitico numero 99, autografata.

Casacca fatta pervenire al babbo di Nicola, Andrea, da Sergio Zitti, attuale preparatore dei portieri del settore giovanile dell’Ancona 1905, ma che in passato ha allenato Nicola quando ha indossato la casacca dell’Osimana nella categoria Esordienti. La consegna è avvenuto proprio nello stadio osimano Diana.

Sergio Zitti consegna la maglia ad Andrea Solustri
Sergio Zitti consegna la maglia ad Andrea Solustri

Questo il post di Andrea Solustri sulla propria pagina Facebook. “Nico ascolta.
Tutti ti chiamavano Donnarumma per la tua somiglianza con il grande portiere del Milan e grazie al tuo indimenticabile preparatore dei portieri Sergio Zitti, ci ha donato la propria maglia autografata in tuo onore”. A chiudere il messaggio un cuore.

L’ultimo regalo in ordine di tempo, arrivato quasi alla vigilia di Natale ma alquanto significativo. Voluto e cercato da Andrea Solustri. La scintilla è scoccata: «quando ho visto Sergio Zitti accanto a una foto con il preparatore dei portieri Luigi Romano che ha cresciuto Donnarumma nel Milan. Gli ho chiesto se si poteva avere la maglia del portierone del Milan. Ci è riuscito e non posso che ringraziarlo immensamente» racconta con un pizzico di emozione e commozione babbo Andrea.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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