Nasce Sibillino, primo biscotto ufficiale del Festival RisorgiMarche by Frolla

Ideato e prodotto ad Osimo dai ragazzi del microbiscottificio Frolla con la collaborazione della campionessa di pasticceria Sara Accorroni

Osimo, 15 giugno 2022 – Sibillino, questo il nome del cookie di Frolla, cooperativa sociale di Osimo gestita da 18 ragazzi diversamente abili, è un progetto nel progetto: l’idea di parlare di territorio, musica e integrazione con la “dolcezza”. Con la collaborazione della campionessa del mondi di pasticceria Sara Accorroni, e con un ingrediente di assoluta eccellenza: il miele Giorgio Poeta.

Frolla e RisorgiMarche si sono incontrati nella scorsa edizione ed è stato subito amore, ma non è un caso che il biscotto sia stato sfornato nel 2022! Questo vuole essere, infatti, un anno di svolta per il Festival che ha deciso di dar voce al territorio in un modo ancor più inclusivo, ecosostenibile e solidale.

«A 6 anni dalla nascita, RisorgiMarche vuole continuare ad abbracciare le comunità colpite dal sisma – rimarca Neri Marcorè, ideatore della manifestazione insieme a Giambattista Tofonila nuova edizione vuole essere ancora più articolata e capace di focalizzare quei temi che costituiscono le fondamenta del nostro festival. Dal rapporto con l’ambiente all’inclusione sociale, ogni singolo appuntamento darà modo a tutti di respirare un’atmosfera speciale, basata sull’incontro con le comunità locali».

Sibillino sarà la dolce nota finale di chi deciderà di seguire la carovana del festival e la perfetta sintesi del progetto. A cominciare dal packaging realizzato in materiale riciclato, passando per gli ingredienti, tutti del territorio, fino ad arrivare all’elemento principale: il fattore umano. Questa la ricetta per una produzione sostenibile, inclusiva e artigianale, in cui la lentezza è il valore aggiunto.

L’attore marchigiano Neri Marcorè fondatore del festival RisorgiMarche

Nell’idea di Francesco che, insieme a Jacopo, Gianluca, Silvia, Mirko e tutta la famiglia Frolla, ha progettato “Sibillino” e grazie a Danilo (in arte Nilo) autore dell’immagine utilizzata per la grafica, questo vuole essere molto più di un singolo prodotto, vuole dimostrare che si può fare rete, comunicare e utilizzare il linguaggio del marketing in modo etico, consapevole, sostenibile e molto creativo, valorizzando il lavoro dei veri protagonisti di tanta bontà: i ragazzi di Frolla.

Il Biscotto, che verrà presentato in anteprima al concerto del 17 giugno a Treia, sarà acquistabile in una prima fase esclusivamente durante tutte le tappe del festival, poi sullo store ufficiale (www.frollalab.it), per permettere anche a chi non ha potuto fisicamente assistere ad uno degli eventi di RisorgiMarche di contribuire comunque all’iniziativa e di assaporare il territorio.

E chi sa se questo non sia solo il “primo assaggio” per cambiare un po’ il mondo morso dopo morso.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo