David Coppari nuovo presidente Confartigianato del comitato di Osimo

Osimo. David Coppari è il nuovo presidente del comitato territoriale di Osimo della Confartigianato, (comuni  di Osimo, Offagna, Castelfidardo, Filottrano, Loreto). Nell’area operano oltre 2.400 artigiani ed è  un tessuto a forte vocazione manifatturiera.

Il neo presidente David Coppari
Il neo presidente David Coppari

Coppari , titolare dell’ azienda di abbigliamento e piccola pelletteria Paricop di Filottrano, è stato eletto dall’assemblea congressuale che si è tenuta a Loreto alla presenza del Segretario Confartigianato Giorgio Cataldi, del responsabile territoriale Paolo Picchio, di Graziano Sabbatini dirigente Confartigianato, e dei rappresentanti della imprenditoria locale.

Il neopresidente sarà coadiuvato da tre vice presidenti: Marco Cesaretti per Osimo, Mauro Canalini per Castelfidardo, Andrea Capodaglio per Loreto.

Rinnovato anche il comitato: per Osimo: Mario Baffetti, Giancarlo Fati Pozzodivalle, Sandro Freddo, Andrea Micheloni, Francesco Falappa, Matteo Sabbatini; per Castelfidardo: Luca Garbuglia, Massimiliano Giuliodoro, Lorenzo Gasparetti, Gianluca Palmieri; per Filottrano: Giannetto Galeazzo, Roberto Massei, Lorenzo Coppari, Cesare Paolorossi; per Loreto: Stefano Pantaloni, Matteo Cingolani.

Un momento importante che ha segnato l’avvio del XV Congresso della Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro Urbino, che impegnerà l’Associazione fino al prossimo marzo con una serie di importanti incontri e una intensa attività sindacale e di categoria.

Un grande riconoscimento è stato espresso dall’assemblea a Mario Baffetti, Alvisio Senatori, Siro Coppari, presidenti comunali uscenti, per l’impegno profuso e l’attività svolta.

 

Redazionale 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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