Cartoline d’epoca così preziose da venire esposte in gioielleria

La Osimo che fu riprodotta in 625 scatti d’antan

Uno dei tanti pannelli della mostra fotografica sulla storia di Osimo
Uno dei tanti pannelli della mostra fotografica sulla storia di Osimo

Una mostra in occasione del centenario della prima Guerra Mondiale, ma anche per ricordare la Osimo che fu. Una raccolta di ben 625 preziose cartoline d’epoca. Si possono ammirare, fino al 25 settembre, presso i locali dell’ex gioielleria Sanseverinati siti in Piazza Gallo, 4 a Osimo. Frutto della passione e della precisione di Moreno Frontalini, conosciuto da tutti come Perpè, a cui va il merito di aver collezionato la maggior parte delle cartoline presenti alla mostra.

Obiettivo pienamente centrato da Frontalini che sui social ha informato tutti della riuscita dell’evento.

’Cari osimani sono riuscito a organizzare la mostra di cartoline d’epoca della nostra bella Osimo. Un ringraziamento va al signor Sanseverinati che ha messo a disposizione i locali, a Carlo Carletti per il suo impegno e ai curatori della mostra Sergio Schiavoni e Marcello Giuliodori’’.

Ingresso gratuito per visitare la Osimo che fu con tanto di corrispondenza dalla Prima Guerra Mondiale’ ed elenco di tutti gli osimani caduti e poi Cartamoneta d’Italia, cartoline di Luigi Fagioli, documenti storici, modellini di aerei e carri armati oltre che medaglie e monete.

’Cartoline che vanno dall’Ottocento fino agli anni Quaranta’’ fanno sapere gli organizzatori. La mostra è allestita grazie alla passione del Circolo Filatelico Osimano in collaborazione con il museo del Figurino Storico e il patrocinio del Comune di Osimo. All’interno del locale pure ristampe di giornali dell’epoca. Le cartoline sono state posizionate con una specie di percorso programmato partendo dalle frazioni, passando per il Borgo e risalendo per Piazza Nuova, il centro e San Marco.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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