Il Progetto Sauro 100 fa tappa a Numana

Un viaggio in barca a vela per 100 anni di storia pensato dall’ammiraglio Romano Sauro per commemorare il centenario della Prima Guerra Mondiale

Numana, 11 giugno – Sabato 16 giugno alle ore 18:30 farà tappa a Numana, presso la Biblioteca comunale, il progetto «Sauro 100 – Un viaggio in barca a vela per 100 porti per 100 anni di storia».

Il progetto nasce da un’idea dell’ammiraglio Romano Sauro, nipote dell’eroe nazionale Nazario Sauro e ha visto toccare, in due anni, più di 100 porti in Italia e 20 all’estero con partenza da Sanremo e arrivo previsto per quest’anno a Trieste.

Il viaggio, iniziato il 4 ottobre 2016, è effettuato con una barca a vela di 9 metri di nome GALIOLA III e si pone come obiettivo quello della Commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale (1915-1918) e di testimoniare, nelle varie tappe, quei “profondi sentimenti di giustizia, di libertà e di solidarietà” menzionati dal Presidente Mattarella in occasione dei 100 anni dalla morte di Nazario Sauro, giustiziato a Pola dagli austriaci il 10 agosto 1916.

Anche a Numana, come negli altri luoghi interessati dal progetto, verrà presentato il libro Nazario Sauro. Storia di un marinaio, scritto dall’ammiraglio insieme al figlio Francesco e giunto alla terza edizione, nel quale tesse la storia famigliare con il racconto storico. L’interesse di promuovere il recupero della memoria s’intreccia e si coniuga con lo scopo solidale: i diritti d’autore del libro sull’illustre patriota, rieditato in occasione del centenario, saranno devoluti all’Associazione Peter Pan Onlus di Roma, in prima linea per accoglienza e servizi offerti gratuitamente alle famiglie di bambini e adolescenti affetti da malattie onco-ematologiche.

Il viaggio di Sauro 100 si concluderà a Trieste a ottobre 2018 in concomitanza con la 50ª edizione della storica regata velica internazionale della Barcolana, l’Assemblea Generale dei Soci della Lega Navale Italiana (AGS 2018, che avrà luogo presso la sezione della Lega Navale di Trieste), i 100 anni della festa della Marina e la “fine” della Prima guerra mondiale.

 

di Giuseppe Monaco


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di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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