Il numanese Andrea Biekar eletto nel direttivo nazionale Aidc

Una voce marchigiana all’interno del direttivo nazionale del sindacato dei dottori commercialisti

Numana, 26 luglio 2018 – L’assemblea nazionale Aidc ha provveduto ad integrare le proprie cariche nazionali. Fra i componenti c’è anche un anconetano.

Il numanese Andrea  Biekar è stato infatti nominato nel direttivo nazionale di Aidc, il sindacato di riferimento dei dottori commercialisti.

Andrea Biekar

«Dopo una lunga esperienza nel sindacato giovani commercialisti e la presidenza all’Ordine dei dottori commercialisti di Ancona – ha commentato Biekar – e dopo aver promosso la nascita di Aidc Ancona, accetto con entusiasmo la nuova sfida professionale».

Le novità giuridiche e l’evoluzione nella tenuta conti delle imprese, senza dimenticare il periodo prolungato di sofferenza per alcune di queste, rende il compito affatto semplice per il neo consigliere nazionale.

«È un momento importante per la categoria – conferma Andrea Biekar – che sta soffrendo per le conseguenze della prolungata crisi economica del paese ed alle soglie di una rivoluzione epocale, come l’avvento della fatturazione elettronica obbligatoria per tutte le imprese. È necessario promuovere la riforma dell’ordinamento per tener conto dell’evoluzione dei settori e della tecnologia, servono nuove competenze e specializzazioni . Il mio impegno – conclude – sarà rivolto in via prioritaria alla tutela e valorizzazione della laurea e del titolo di dottore commercialista».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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