Il numanese Andrea Biekar eletto nel direttivo nazionale Aidc

Una voce marchigiana all’interno del direttivo nazionale del sindacato dei dottori commercialisti

Numana, 26 luglio 2018 – L’assemblea nazionale Aidc ha provveduto ad integrare le proprie cariche nazionali. Fra i componenti c’è anche un anconetano.

Il numanese Andrea  Biekar è stato infatti nominato nel direttivo nazionale di Aidc, il sindacato di riferimento dei dottori commercialisti.

Andrea Biekar

«Dopo una lunga esperienza nel sindacato giovani commercialisti e la presidenza all’Ordine dei dottori commercialisti di Ancona – ha commentato Biekar – e dopo aver promosso la nascita di Aidc Ancona, accetto con entusiasmo la nuova sfida professionale».

Le novità giuridiche e l’evoluzione nella tenuta conti delle imprese, senza dimenticare il periodo prolungato di sofferenza per alcune di queste, rende il compito affatto semplice per il neo consigliere nazionale.

«È un momento importante per la categoria – conferma Andrea Biekar – che sta soffrendo per le conseguenze della prolungata crisi economica del paese ed alle soglie di una rivoluzione epocale, come l’avvento della fatturazione elettronica obbligatoria per tutte le imprese. È necessario promuovere la riforma dell’ordinamento per tener conto dell’evoluzione dei settori e della tecnologia, servono nuove competenze e specializzazioni . Il mio impegno – conclude – sarà rivolto in via prioritaria alla tutela e valorizzazione della laurea e del titolo di dottore commercialista».

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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