Torino. Dopo dolcetto e scherzetto arriva Santi subito!

Torino. Dopo “Dolcetto o scherzetto” arriva anche “Santi subito”, una festa in maschera per ricordare le figure chiave della tradizione cattolica. L’iniziativa si è tenuta ieri, domenica, all’oratorio di San Bernardino, nel popolare quartiere di San Paolo a Torino.

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I ragazzi hanno ballato, giocato e fatto festa, nei panni di Santa Lucia, con tanto di piatto per offrire gli occhi, San Nicola, San Marco, San Francesco e Santa Chiara. Qualcuno è andato oltre travestendosi persino da don Matteo, il personaggio della fiction, impersonato da Terence Hill.

In molti hanno dichiarato di aver dovuto cercare informazioni su Wikipedia per poter preparare il costume. E lo hanno fatto in modo serio. Santa Giulia, ad esempio, si è presentata ricoperta di bende rosso sangue. Fu crocifissa per essersi negata a un mercante siriano.

Si è trattato di una contro festa per esorcizzare il diabolico Halloween?

Stando agli organizzatori, pare proprio di no. Nello stesso oratorio, una settimana fa, si è tenuta infatti anche “Dolcetto o scherzetto”, tanto in voga tra i più giovani.

Al di là del presunto valore spirituale, i ragazzi si sono divertiti con una tradizione venuta per qualcuno dall’America, per altri, dal Nord Europa. Poi hanno infranto il luogo comune che suggerisce di scherzare coi fanti, ma di lasciare stare i santi.

Hanno voluto rispolverare religiosi distinti e martiri, proprio come vorrebbe la festa d’Ognissanti.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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