Stop agli zampironi, le zanzare si combattono con i pipistrelli

Istruzioni su come adottarne uno vicino casa

Firenze – Stop agli zampironi e agli insetticidi. Ormai sono tossici e superati. Per sbarazzarci delle zanzare basta adottare un pipistrello.

La proposta viene dalla prestigiosa rivista scientifica  Focus. Sposa il progetto “Un pipistrello per amico”, del museo di storia naturale dell’Università di Firenze. Il fine dell’istituto è la protezione dei chirotteri. Quello della rivista è una più pratica soluzione a un problema. In una notte, un solo pipistrello può arrivare a mangiarsi anche 2000 esemplari di zanzare.

pipistrello

Ma come attirare i chirotteri vicino a casa?

Secondo Focus è abbastanza semplice: basta preparare il nido. Occorre una scatoletta a forma di parallelepipedo, in legno di betulla, di dimensioni 35 cm x 60. La bat-box, come è già stata soprannominata, può essere anche acquistata nei negozi di articoli per animali. Il costo si aggira intorno ai 30 euro.

Va appesa agli alberi o ai muri, ma non in uno spazio di grande passaggio. È risaputo, anche i pipistrelli fanno la cacca.

Il periodo migliore? Tra marzo e maggio, ossia quando questi animali escono dal letargo.

La rivista consiglia ancora di non rimuovere i nidi nemmeno nel periodo invernale. Capita, infatti, che qualche esemplare si trovi bene e decida di fermarsi anche quando fa freddo.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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