Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone

Il cucciolo ha un mese e vive tra le braccia della mamma. Il nome scelto attraverso Facebook

Ancona – La cicogna vola al Parco Zoo Falconara dov’è nato un gibbone dalle mani bianche (Hylobates lar). Il cucciolo è venuto alla luce il mese scorso e non si conosce ancora il suo sesso. La madre, nei primi mesi di vita, lo tiene stretto a sé, al riparo da occhi indiscreti e attaccato al petto per offrirgli calore e nutrizione.

Mamma Nonouse accudisce il piccolo 24 ore al giorno grazie anche all’affetto di papà Cheeky e della sorellina Aquila. Il suo manto, che comincia ad intravedersi solo ora è scuro, il suo muso è schiacciato e il volto circondato da un anello di peli bianchi.

Il piccolo di gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma
Il piccolo gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma Nonouse

Il gibbone è la più piccola scimmia antropomorfa, è quindi privo di coda e riesce a camminare in posizione quasi eretta. Questi animali sono molto agili, e riescono a muoversi compiendo spettacolari acrobazie tra i rami degli alberi. Si nutrono prevalentemente di frutta e verdura, senza disdegnare i piccoli insetti.

Questa specie è a rischio di estinzione nel suo habitat naturale: le foreste asiatiche. Per questo il Parco Zoo Falconara partecipa ai programmi europei di riproduzione delle specie minacciate di estinzione (EEP), occupando un ruolo fondamentale nel garantire la conservazione della natura.

Il baby gibbone non ha ancora un nome e, per festeggiare il lieto evento insieme ai suoi visitatori, lo staff del Parco Zoo ha deciso di affidare la scelta a un sondaggio sulla sua pagina Facebook.

 

redazionale


Un commento alla notizia “Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone”:

  1. Nozoo says:

    Tenere in gabbia gli animali é orribile, il rischio di estinzione é una modo per nascondersi dietro un dito.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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