Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone

Il cucciolo ha un mese e vive tra le braccia della mamma. Il nome scelto attraverso Facebook

Ancona – La cicogna vola al Parco Zoo Falconara dov’è nato un gibbone dalle mani bianche (Hylobates lar). Il cucciolo è venuto alla luce il mese scorso e non si conosce ancora il suo sesso. La madre, nei primi mesi di vita, lo tiene stretto a sé, al riparo da occhi indiscreti e attaccato al petto per offrirgli calore e nutrizione.

Mamma Nonouse accudisce il piccolo 24 ore al giorno grazie anche all’affetto di papà Cheeky e della sorellina Aquila. Il suo manto, che comincia ad intravedersi solo ora è scuro, il suo muso è schiacciato e il volto circondato da un anello di peli bianchi.

Il piccolo di gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma
Il piccolo gibbone dalle mani bianche al sicuro fra le braccia di mamma Nonouse

Il gibbone è la più piccola scimmia antropomorfa, è quindi privo di coda e riesce a camminare in posizione quasi eretta. Questi animali sono molto agili, e riescono a muoversi compiendo spettacolari acrobazie tra i rami degli alberi. Si nutrono prevalentemente di frutta e verdura, senza disdegnare i piccoli insetti.

Questa specie è a rischio di estinzione nel suo habitat naturale: le foreste asiatiche. Per questo il Parco Zoo Falconara partecipa ai programmi europei di riproduzione delle specie minacciate di estinzione (EEP), occupando un ruolo fondamentale nel garantire la conservazione della natura.

Il baby gibbone non ha ancora un nome e, per festeggiare il lieto evento insieme ai suoi visitatori, lo staff del Parco Zoo ha deciso di affidare la scelta a un sondaggio sulla sua pagina Facebook.

 

redazionale


Un commento alla notizia “Parco Zoo Falconara, nasce un gibbone”:

  1. Nozoo says:

    Tenere in gabbia gli animali é orribile, il rischio di estinzione é una modo per nascondersi dietro un dito.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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