Masterchef 7, trionfa il marchigiano Simone Scipioni

Lo chef di Montecosaro è il settimo vincitore del format. Si aggiudica 100mila euro e la pubblicazione di un libro di ricette sue

Milano – È marchigiano, di Montecosaro (MC), il vincitore della settima edizione italiana di Masterchef. Simone Scipioni, autodidatta, alla fine ce l’ha fatta. Era fra i venti cuochi scelti dai giudici per giocarsi il titolo e con il suo modo di fare e la sua abilità è arrivato fino all’ultima puntata. A contrastarlo, nell’ultima sfida, una bravissima Kateryna Gryniukh.

Il montecosarese Simone Scipioni durante una delle sue brillanti prove a MasterChef 7

Simone ha 22 anni, è nato nel 1996 a Civitanova Marche ma vive a Montecosaro ed è studente di Scienze dell’alimentazione e gastronomia.  La passione per la cucina l’ha ereditata sin da piccolo dalla nonna che guardava mentre lavorava la pasta col mattarello. Non a caso la sua specialità sono i vincisgrassi, piatto tipico marchigiano simile alle lasagne bolognesi.

Puntata dopo puntata Simone ha rivelato le sue capacità e la sua forte personalità, pur dimostrando di essere riservato, e di essere molto attaccato al suo territorio. Il suo sogno, che ora potrà realizzare grazie al premio di 100mila euro che si è aggiudicato, è di aprire un ristorante. Tassativamente a Montecosaro.

Non male per uno che – consapevole delle sue capacità, bravissimo nell’inventare e sperimentare, umile nell’indole – definisce la sua cucina: «Casareccia e grezza».

 

redazionale

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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