In Europa spopola il nome Maometto

In Italia mancano i dati Istat. A Milano il nome più diffuso è Leonardo

Londra – Il nome più osannato in Inghilterra è Oliver. Si chiamava così Cromwell, un personaggio ambiguo, ma riconosciuto tra gli uomini più grandi della storia britannica. In parte, fu dittatore, in parte genocida verso scozzesi e irlandesi, di sicuro regicida, ma pur sempre un leader carismatico per il popolo d’oltremanica.

 

Sir Oliver Cromwell
Sir Oliver Cromwell

Il nome più gettonato dai londinesi nel 2016? Maometto. Sono nati 7.361 Mohammed, contro i 6.941 Oliver. Maometto, come nome, è stato dato nelle sue varie versioni : Muhammad (Pakistan), Muhammed (Africa), Mohammed (Arabia), Mohammad (Iran e Afghanistan), e ancora Mohamed e Muhammadu.

Ma questa non è un’attenuante. Anzi. È curioso, ma nemmeno più di tanto, che un nome apparso nel vocabolario inglese soltanto nel XVIII secolo abbia superato, e di gran lunga anche i Jack, i Daniel e ancora tutti gli altri nomi presenti nell’attuale famiglia reale come George, Harry o William.

Ovviamente, la statistica testimonia la crescita delle comunità degli immigrati d’origine musulmana.

Una famiglia islamica fotografata
Una famiglia islamica fotografata davanti ad una moschea londinese

È lo scotto che pagano tutte le capitali europee. Ad Amsterdam è la stessa cosa. Il nome del profeta ha scalzato i più tradizionali Adam e Max. Anche in altre città dei Paesi Bassi. Lo stesso vale per L’Aia, dove ha sede quella Corte penale internazionale non riconosciuta dai paesi della penisola arabica come l’Arabia Saudita. È qui che Maometto, ironia della sorte, è nato.

A Bruxelles, Maometto domina la classifica addirittura dal 2008. A Oslo è notizia dal 2014. Non va diversamente a Parigi, anche se la statistica va per arrondissement municipali e quindi c’è una casistica assai varia.

Il valore della ricerca è più che altro simbolico. Le comunità islamiche non sono diventate la maggioranza in nessuna di queste città. La diffusione del nome del profeta è più che altro legato alla tradizione. In ogni famiglia islamica, si dà il suo nome al primo figlio maschio.

Il profeta Maometto raffigurato in una stampa d'epoca durante la predicazione
Il profeta Maometto raffigurato in una stampa d’epoca durante la predicazione

Il dato inizia ad avere una valenza diversa se considerato in provincia. Ad esempio, sempre nel Regno Unito, ma a Cardiff, in Galles, spopola come nelle metropoli. Secondo il Sun, il divario tra Maometto e gli altri nomi, potrebbe ulteriormente allargarsi.

L’anno scorso, riprendendo Google Trends, la ricerca di “nomi arabi” online è aumentata del 350 per cento.

E in Italia? L’Itstat non fornisce dati per area. A Roma, il Comune non ha a disposizione statistiche. A Milano, invece, vince Leonardo. Mohammed compare, ma è al cinquantunesimo posto.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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