Torino: il mitico Conte Rosso granata diventa un film documentario

TORINO Era conosciuto come “Conte Rosso” il mitico torpedone che portava i giocatori del Grande Torino, quando andava in trasferta.

Una rara immagine del bus Conte Rosso (foto Toro News)
Una rara immagine del bus Conte Rosso (foto Toro News)

Lo chiamavano così, proprio come il transatlantico della marina mercantile italiana, varato nel 1921. Da oggi, “L’ultimo viaggio del Conte Rosso” è il titolo di un film documentario. Racconta la storia di 4 giocatori della squadra giovanile del Toro che andò in campo subito dopo la tragedia, per terminare il campionato del 1949.

I protagonisti, oggi tutti ultra ottantenni, sono: Guido Vandone, Umberto Motto, Antonio Giammarino e Lando Macchi.

Quella squadra giovanile, oggi si direbbe “Primavera”, vinse tutte e quattro le partite che restavano per terminare il campionato. Si disputarono contro Genoa, Sampdoria, Fiorentina e Palermo.

Un moderno pullman del Torino calcio
Un moderno pullman del Torino calcio

Il dvd, realizzato da Fabiana Antonioli e prodotto da FILMIKA, può essere ordinato direttamente alla casa di produzione: e-mail filmika@filmika.it. E’ stato realizzato per uscire in concomitanza con la fine della ricostruzione dello stadio Filadelfia.

Ma che fine ha fatto il mezzo?

Attorno aleggiano misteri e leggende. Pare sia stato venduto dalla vecchia società in crisi. C’è anche chi sostiene che, dopo la tragedia di Superga, venne ceduto alle linee Ricca di Pancalieri.

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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