De Gustibus, c’è un angolo di Marche in Bulgaria

Partito da Ancona, e dopo aver girato mezzo mondo, lo chef Marco Marrone approda a Sofia e si fa paladino della cucina e dei prodotti marchigiani

Ancona – C’è un angolo di Marche, ma soprattutto di Ancona, anche a Sofia, bellissima capitale della Bulgaria. Parliamo del ristorante “De Gustibus”, aperto dallo chef tarantino, ma anconetano d’adozione, Marco Marrone.

Lo chef anconetano Marco Marrone
Lo chef anconetano Marco Marrone

Scelta coraggiosa e particolare quella di Marco, 35 anni, vero globetrotter della cucina. Arrivato all’ombra del Conero all’età di 10 anni, e spinto dalla passione per la cucina ereditata dal nonno, si è diplomato a pieni voti all’Istituto Alberghiero “Panzini” di Senigallia.

In seguito, è diventato pasticcere ed esperto gelatiere, per affermarsi definitivamente come chef all’Hotel “La Fonte” di Portonovo. E da qui è ripartito per girare il mondo.

La carbonara, una specialità di Marco Marrone
La carbonara, una specialità rivisitata da Marco Marrone

«Non so stare fermo in un posto – racconta chef Marrone – Dopo l’esperienza a Portonovo, ho deciso di provare a lavorare all’estero, anche in altri continenti, per studiare e capire le diverse culture gastronomiche, con la volontà di esportare quella marchigiana fuori dai nostri confini».

E allora ecco, in sequenza, l’esperienza ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi; quella in un villaggio turistico in Kenya; gli inverni passati a Saint Moritz e le faticosissime estati di Mykonos, meta turistica di milioni di giovani di tutte le nazionalità: sempre in resort a cinque stelle.

Un'altra creazione culinaria di chef Marrone
Un’altra creazione culinaria di chef Marrone

«Non è stato facile – ammette Marco – perché ogni posto ha le sue abitudini culinarie, tutte diverse tra loro. Ma con la mia voglia di sapere ed imparare alla lunga ho avuto ragione io. Esperienze faticose, ma bellissime, che mi hanno formato e permesso di diventare quello che sono ora, uno chef a tutto tondo».

Dopo i viaggi di lavoro in tutto il mondo, però, arriva la decisione di fermarsi. Non a casa sua, ma a Sofia: «Aprire un locale in Bulgaria è più facile che in Italia – rivela lo chef con un po’ di amarezza – ma sono affascinato sia da Sofia che dall’Europa orientale in assoluto. Ho girato il mondo e ho deciso di esportare la cucina marchigiana all’estero, con particolare attenzione alle specialità anconetane. In fondo mi sento anconetano, la mia vita è legata in tutto e per tutto ad Ancona».

l'insegna di De Gustibus
l’insegna di De Gustibus

Nascono così, a Sofia, le specialità della casa. Piatti studiati e rivisitati personalmente da chef Marrone, con protagoniste sempre le materie prime marchigiane ed anconetane: dalla caciotta dop di Urbino al Rosso Conero, dal ciauscolo al Verdicchio dei castelli di Jesi, dal salame di Fabriano fino all’immancabile stoccafisso all’anconetana.

Marco Marrone all'opera nella cucina del suo ristorante De Gustibus a Sofia
Marco Marrone all’opera nella cucina del suo ristorante De Gustibus a Sofia

«La mia è una cucina particolare – conclude chef Marco – parto da una base mediterranea, con un tocco fusion qua e là, ma non dimentico le tradizioni della mia città, anche se adottiva. Dietro ogni piatto c’è qualcosa della mia vita, ogni mia creazione è uno spaccato delle mie esperienze. Ma raccontare i miei piatti non rende l’idea, bisogna provarli!»

E se le premesse sono quelle che si vedono in foto non dubitiamo!

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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