Ancona, una città per vecchi

I matrimoni civili superano quelli religiosi

Ancona – La Direzione Scales del Comune di Ancona , attraverso i dati forniti dagli uffici Anagrafe, Stato Civile e Statistica, ha diramato la situazione aggiornata al 31 dicembre 2016 sullo stato della popolazione dorica.

Il quadro che scaturisce dal dossier non è per nulla edificante. Ancona sta diventando sempre più una città per vecchi, in linea con quello che è l’andamento nazionale assai preoccupante.

ancona-piazza-roma

Su una popolazione di 100.696 individui, sono 16 gli ultracentenari presenti in città, mentre gli oltre 65enni hanno raggiunto le 25.792 unità: il 25,5% circa del totale.

L’invecchiamento della popolazione è confermato dal saldo negativo fra nati e deceduti. Diminuiscono le nascite: solo 701 nel 2016.

Le donne continuano ad essere in maggioranza rispetto agli uomini e sono più longeve.

Inversione di tendenza anche nei matrimoni, quelli civili sorpassano quelli religiosi. Nel 2016 sono stati celebrati 156 matrimoni civili contro 133 religiosi e 6 unioni civili.

Le famiglie sono 46.719 e aumentano quelle con un solo componente.

Diminuiscono, seppure di poco, gli stranieri residenti in città: alla fine dello scorso anno erano 12.964, mentre al 31 dicembre 2015 erano 13.186.


Un commento alla notizia “Ancona, una città per vecchi”:

  1. Luciano Gianfelici says:

    Ancona città per vecchi!’ A pensare bene non è.esaltante la denominazione ma i.giovani.purtroppo sono sempre meno ma questo.dipende da alcuni fattori come calo demografico, assenza totale di occupazione e via dicendo. Ora per noi vecchi vogliamo far che la nostra città ritorni ad essere riutilizzata anche dai vecchi? Le strade sono insicure non solo.dal punto.di vista della sicurezza personale ma dallo stato di manutenzione stradale. Ho girato l’Italia ed il mondo, ma una città così disastrata mai vista, si corre continuamente il pericolo di cadere per il manto stradale talmente disastroso che dire pietoso e fare un complimento. Inoltre mancanza di strutture di incontrò e qualche agevolazione.come cinema, teatro, mezzi di trasporto pubblico. Scusatemi per la mia logorroicita’

Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi