Ancona – Saldi di fine stagione nelle Marche a partire da giovedì 5 gennaio

Ancona – Nella nostra regione i negozi inizieranno i saldi a partire da domani, giovedì 5 gennaio e li termineranno mercoledì primo marzo.

Una boccata d’ossigeno per i commercianti in vista dei mesi di febbraio e marzo storicamente difficili sul piano commerciale, i cosiddetti “mesi di stanca”. A lenta ripresa, cioè, dopo le spese natalizie terminate da pochi giorni.

Partono domani, 5 gennaio, i saldi di fine stagione nei negozi marchigiani
Partono domani, 5 gennaio, i saldi di fine stagione nei negozi marchigiani

Ed è proprio la vicinanza dell’inizio dei saldi con il Natale a far presumere una lieve flessione della capacità di spesa dei marchigiani. Per i più, la tredicesima se n’è già andata con l’arrivo di Gesù Bambino e i festeggiamenti del Capodanno. Oltre al fatto, non di poco conto, che difficilmente accederanno ai saldi le decine di migliaia di persone residenti nelle zone interessate dal recente terremoto.

Secondo i dati forniti da Confcommercio, nelle Marche saranno circa 360 mila le famiglie che usufruiranno dei saldi con una spesa media per famiglia di circa 303 euro (acquisto medio pro capite di 132 euro). Qualche decina di euro in meno rispetto alle stime nazionali che si attestano intorno a 344 euro di spesa per famiglia.

Auspica un rilancio il direttore di Confcommercio Marche Massimiliano Polacco quando afferma: «La speranza è che i saldi diano una spinta alla ripresa» pur sottolineando che: «una gran parte della regione è in grossa difficoltà per via del sisma».

Il Codacons, l’associazione a tutela dei consumatori, ha diramato una serie di consigli per evitare truffe e inganni

– Conservare lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare. Il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile per fine articolo, il commerciante ha l’obbligo di restituire l’intero importo incassato. E non all’emissione di un buono, come fanno in tanti. Per denunciare un capo difettoso si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni

– Vendite reali di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli.

– Controllare l’articolo. Valutare la bontà e la qualità dell’articolo guardando l’etichetta che descrive la composizione del capo d’abbigliamento. Le fibre naturali costano di più delle sintetiche. Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. Diffidare dei marchi molto simili a quelli noti.

Il Codacons consiglia di diffidare degli sconti sulla merce in vendita superiori al 50%
Il Codacons consiglia di diffidare degli sconti sulla merce in vendita superiori al 50%

– Diffidare degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi gonfiati per poi applicare una maggiore percentuale di sconto. vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’acquisto). Un commerciante, salvo nell’Alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto.

– Cartellino prezzi. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce.

– Pagamenti. Nei negozi che espongono in vetrina l’adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi.

In ultimo, se pensate di avere preso una fregatura nell’immediato chiamate i vigili urbani. O rivolgetevi al Codacons


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Lettera aperta alla signora Elsa Maria Fornero

L’ex ministro del lavoro “madre degli esodati” torna a Palazzo Chigi come consulente


Camerano, 21 luglio 2021 – Leggo e riporto da Wikipedia: “Elsa Maria Fornero è un’economista, accademica ed ex politica italiana. Ha ricoperto la carica di ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 nel governo Monti”.

Leggo e riporto da Il sole 24 ore: “sindacati, M5S e Lega in pressing contro il ritorno alla Fornero. Il 27 luglio parte il tavolo sul “dopo-Quota 100”. Una parte della maggioranza in fermento e spinge per flessibilità in uscita e Quota 41. Il Mef rimane cauto. E la stessa cautela sembra mostrare Palazzo Chigi, dove, nello stesso momento in cui comincia a diventare caldo il tema-pensioni, approda proprio la professoressa Elsa Fornero, che farà parte della squadra di consulenti e “consiglieri” del Comitato d’indirizzo per la politica economica…

Una notizia che ha mandato molti italiani in fibrillazione. Tra questi, un nostro lettore che ha inviato in redazione una lettera aperta indirizzata alla Signora che, ovviamente, non potevamo mandare sotto silenzio. Eccovela.

Cara signora Elsa Maria Fornero (foto by Wakeupnews),

in tutta sincerità e tantissimo rancore – quello che lei ha prodotto in me durante questi ultimi, lunghi, sofferti sette anni cui lei mi ha condannato per il reato (mai commesso) di “esodato” – ma davvero ha la faccia tosta di ripresentarsi a Palazzo Chigi? Ma… davero, davero? come direbbe Brignano.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero sa cosa significhi essere condannati – senza aver commesso reati di sorta – a non percepire per sette anni una pensione sacrosanta maturata legalmente? No che non lo sa, perché se lo sapesse quella sua legge, nove anni fa, non l’avrebbe mai firmata.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero non si è resa conto che in sette anni mi ha sottratto (che poi sarebbe un eufemismo) – moltiplicato per migliaia e migliaia di italiani come me – circa 50mila euro che moltiplicati per mille fanno cinquanta milioni? Oh, certo, non sono soldi che lei si è messa in tasca; sono però soldi che lei ha ordinato e permesso di sfilare dalle mie tasche, ed è ovvio che m’importa poco dove siano finiti o come siano stati spesi. Erano miei e lei ha ordinato che non mi venissero riconosciuti. L’ha fatto di sua iniziativa, senza neppure domandarmi se fossi d’accordo!

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, si è mai resa conto che l’ammontare mensile della mia pensione, che lei per sette anni mi ha negato, era pari a quanto guadagnato da lei in un giorno da ministro? E questa riflessione mi fa giungere alla conclusione che quelle sue famose lacrime versate all’annuncio della sua legge, erano lacrime d’un coccodrillo strapagato e anche un tantino ipocrita. Perché vede, lei non era obbligata a firmarla quella legge. Se davvero – come disse – comprendeva il dramma in cui stava per far sprofondare migliaia e migliaia di italiani, avrebbe potuto dire no.    

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, per favore, mi ascolti. Di danni ne ha fatti già abbastanza. Dica al premier Draghi che ci ha ripensato e se ne resti a casa. A 73 anni, non credo lei abbia ancora bisogno di ulteriore visibilità. Anche perché a me, sinceramente, di saperla lì un po’ inquieta, anche se ci sta aggratis. Resti a casa, per favore. Se non lo vuole fare per la sua, lo faccia almeno per la mia dignità e per quella di migliaia e migliaia di italiani da lei esodati. Un favore, dopo averci condannato a sette anni di sacrifici, potrebbe anche farcelo, non crede?

(segue firma)

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