Loreto – Corso Arcat sui problemi alcol correlati

Rivolto ad operatori sanitari, sociali e volontari, nel campo delle dipendenze e della prevenzione. Il metodo Hudolin

Loreto – Cos’è l’approccio ecologico-sociale (metodo Hudolin), per il trattamento dei problemi alcolcorrelati? E come funzionano i Cat (Club alcologici territoriali), su cui si basa  questo metodo?

All’approfondimento di questi temi e più in generale delle problematiche connesse all’abuso di alcol, è dedicato un corso di formazione promosso dall’Arcat Marche (Associazione regionale dei Cat) con il patrocinio della Regione e dell’Asur Av2, che si terrà dal 20 al 24 novembre a Loreto, nella sala convegni della Delegazione pontificia della Santa Casa, in piazza della Madonna.

La partecipazione al corso è gratuita e aperta a tutti gli interessati, con particolare riferimento a operatori sanitari, sociali e volontari nel campo delle dipendenze e la prevenzione (è stato richiesto l’accreditamento Ecm per medici, psicologi, infermieri e assistenti sociali), con l’obiettivo di informare sui problemi alcolcorrelati e complessi,  promuovere  l’adozione dell’approccio ecologico-sociale e favorire l’apertura di nuovi Cat sul territorio, attraverso la formazione di nuovi conduttori dei gruppi.

Il corso, che prevede anche lavori in piccoli gruppi, tratterà in particolare il funzionamento del Cat (Club alcologico territoriale), l’approccio familiare, l’etica, senza nasconderne anche le difficoltà, per concludersi, il venerdì pomeriggio, con la tavola rotonda “La rete sociale per la protezione e promozione della salute”, con la partecipazione dei rappresentanti di enti e servizi locali.

Il programma completo e le modalità di iscrizione sono su www.aicat.net (link formazione) e le adesioni scadono il 15 novembre.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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