L’arcivescovo Giovanni Tonucci si fa “attrice” di teatro

Insieme a tutta la prelatura loretana per aiutare i terremotati

Loreto. C’è ancora tempo oggi, domenica 27 novembre, per gustare l’evento più unico che raro. Alle ore 17, presso la tecnostruttura di Villa Musone va in scena “Vita…Morte e miracoli” spettacolo teatrale organizzato dall’associazione Allegra Brigata della Parrocchia Santa Casa, con la regia di Donatella Salerni.

Don Paolo, don Igino e l'arcivesvovo Tonucci nei panni insoliti di attori di teatro
Don Paolo, don Igino e l’arcivesvovo Tonucci nei panni insoliti di attori di teatro

L’evento, più unico che raro, sta nel fatto che lo spettacolo ha un cast molto speciale: a partire dall’arcivescovo Mons. Giovanni Tonucci che interpreta la Madonna, fino ad arrivare ai parroci delle parrocchie di Loreto tutti coinvolti.

La gioia, l’ironia, la comicità del nostro arcivescovo, artefice dell’iniziativa, viene messa in campo, pardon sul palco, per aiutare gli ospiti del terremoto che alloggiano in città.

Padre Vincenzo tutto compreso nella parte
Padre Vincenzo tutto compreso nella parte

Così, frate Iginio Cattaneo della parrocchia Santa Casa fa il Cherubino; padre Vincenzo Mattia, parroco della Sacra Famiglia- San Camillo, veste i panni di Baldassarre; padre Roberto Lodetti, della parrocchia Beata Maria Vergine Adolescente, è Ponzio Pilato; don Luigi Marino, parroco del Sacro Cuore, ha un ruolo a sorpresa; don Paolo Volpe,  direttore del Centro giovanile Giovanni Paolo II, è l’Arcangelo Gabriele.

Presenta, e non poteva essere diversamente, il parrocco di San Flaviano Villa Musone, padre Giorgio Monzani.

Non capita tutti i giorni di poter assistere ad uno spettacolo con sacerdoti attori di teatro. Ovviamente la passione per questa arte da parte dell’arcivescovo Giovanni Tonucci ha dato il là a tutta l’organizzazione.

L’entrata è di 5 euro e tutto l’incasso sarà devoluto agli ospiti colpiti dal terremoto.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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