La Banda Musicale festeggia il 150° anno di vita

Raduno pellegrinaggio delle bande musicali sulla via Lauretana

Loreto. Domani, domenica 11 settembre alle ore 17, le vie cittadine risuoneranno delle note squillanti delle bande musicali provenienti da diverse località.

Il raduno pellegrinaggio in onore del Giubileo Straordinario della Misericordia delle bande musicali, festeggia il locale sodalizio bandistico Città di Loreto che compie quest’anno il suo 150esimo dalla fondazione. Prenderà il via alle 17 da Piazza Leopardi, meglio conosciuta come “dei Galli”. A seguire, il corteo musicale si sdoppierà in due tronconi: il primo attraverserà Corso Boccalini, mentre il secondo devierà in Via Sisto V per poi ricongiungersi in Piazza della Madonna.

la banda musicale di Loreto
la banda musicale di Loreto

Dal sagrato del Santuario, riceveranno la benedizione da parte di S. E. Mons. Giovanni Tonucci, Arcivescovo di Loreto, per poi riprendere la marcia trionfante attraverso le vie del centro.

Oltre alla banda locale, una delle più antiche delle Marche e d’Italia, saranno 9 i gruppi bandistici partecipanti di cui 3 forniti di Majorettes.  L’evento, ideato dai Cammini Lauretani di cui la nostra città è capofila, è organizzato dal Comune di Loreto, dagli assessorati del Turismo e della Cultura, dalla Pro Loco Felix Civita Lauretana, dall’Anbima provinciale di Ancona.

Con il Giubileo delle Bande Musicali si conclude una settimana che ha visto Loreto al centro della religiosità marchigiana, attraversata e visitata da migliaia di turisti e pellegrini che hanno ancora una volta evidenziato l’importanza religiosa ed artistica del Santuario dove è custodita la S.Casa.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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