Castelfidardo – Garofoli: cinque generazioni per un successo mondiale

La storia, iniziata nel 1871, di una famiglia di produttori vinicoli che ha raggiunto con “Podium” l’olimpo delle eccellenze

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Castelfidardo – Siediti, ho una storia da raccontarti. Una di quelle storie d’altri tempi che scaldano il cuore e lo riempiono dell’orgoglio d’essere marchigiani. Sei comodo? Bene. Allora, c’era una volta… parliamo del 1870… lungo la strada che da nord porta i pellegrini al Santuario di Loreto, in quel di Castelfidardo… c’era un’osteria. Sai, all’epoca non c’era la tv, la gente si ammazzava di lavoro tutta la settimana e la domenica andava all’osteria per giocare a carte, bere due bicchieri di quello buono e perché no, magari anche per fare una scazzottata, giusto per sfogare gli istinti.

Castelfidardo – Il primo torchio di Antonio Garofoli datato 1871

L’osteria è quella di Antonio Garofoli, che già all’epoca produceva e vendeva vino locale. Quello era un altro mondo rispetto a quello di oggi, riesci a immaginarlo? Bene. A quei tempi, se eri sveglio, avevi un potenziale inimmaginabile. Antonio aveva un figlio, Gioacchino, che prende in mano le redini dell’attività paterna e, nel 1901, fonda la ditta Gioacchino Garofoli. E siamo alla seconda generazione di questa famiglia.

Castelfidardo – Le bottiglie di vino con doppia etichetta serigrafata: quella con l’effige del Santuario di Loreto era destinata ai pellegrini

Dopo la seconda guerra mondiale Franco e Dante, figli di Gioacchino, subentrano al padre e nel 1950 l’azienda diventa una società. Da questo momento, siamo alla terza generazione Garofoli, i due fratelli iniziano un processo di forte sviluppo. Uno sviluppo fatto di grosse intuizioni, profonda conoscenza del mercato e messa in atto di tutta una serie di attività di marketing quando il marketing non si sapeva neppure cosa fosse.

Vuoi un esempio? Te ne do due: si inventarono il vuoto a rendere per le bottiglie di vino, quando all’epoca esisteva solo per il latte; e per questo, l’etichetta di carta sulle bottiglie venne eliminata, sostituita da un’etichetta serigrafata direttamente sul vetro. Fecero due etichette diverse per lo stesso vino: una normale destinata ai clienti locali, una che raffigurava il Santuario di Loreto destinata ai pellegrini.

Altro esempio. Sul collo delle bottiglie di vino destinate ai ristoranti, aggiunsero una medaglietta dorata legata ad un filo. Quando la bottiglia veniva servita al tavolo, i camerieri strappavano la medaglietta e la portavano al titolare. Più medagliette venivano restituite alla Garofoli – a dimostrazione che erano state vendute tante bottiglie – più alto era lo sconto applicato dalla casa vinicola al ristoratore sull’ordine successivo.

Seguendo la tradizione di famiglia anche i figli di Franco, Carlo e Gianfranco, entrano in azienda nei primi anni ’70. E siamo alla quarta generazione. Per circa un ventennio la quarta generazione lavora insieme alla terza, sviluppando ulteriormente l’attività sia sul piano produttivo sia su quello commerciale. La società diventa una società per azioni ed è posseduta integralmente dai due fratelli.

Nel 2005 la figlia di Carlo, Beatrice, ed i figli di Gianfranco, Caterina e Gianluca, fanno il loro ingresso in azienda. E siamo arrivati alla quinta generazione, quella attuale. Fine della storia. Perché te l’ho raccontata? Hai ragione, ne manca un pezzo. Intanto, te la faccio io una domanda: quante aziende conosci così floride che stanno in piedi da cinque generazioni?

Castelfidardo – Caterina Garofoli, attuale responsabile della comunicazione, tiene fra le mani una bottiglia di Podium

Ti ho raccontato questa storia per evidenziare come siano occorse alla Garofoli ben cinque generazioni per arrivare a conquistare una incredibile eccellenza. Partendo da Antonio nel 1871, per arrivare a Carlo, Gianfranco e ai loro figli dei giorni nostri, questa media azienda vinicola marchigiana è riuscita a portare un suo Verdicchio, il Podium, fra i 100 migliori vini al mondo. A decretare questo successo è stata l’americana Wine Spectator, bibbia mondiale nel mondo del vino.

Lo so che è una bella storia, per questo l’ho voluta raccontare, e mi fa piacere che tu abbia capito. Dietro a una storia così ci sono cento anni di duro lavoro, organizzazione, sacrifici, intuizioni, studi, prove, tentativi, fallimenti e grossi traguardi raggiunti. La tenacia di una famiglia unita, generazione dopo generazione, un sogno mai sopito e un amore sconfinato per ciò che si produce con l’obiettivo di migliorarsi sempre. Nonostante le difficoltà.

In primo piano Carlo Garofoli, l’inventore del Podium

Carlo Garofoli è l’enologo di famiglia inventore del Podium. Ci è arrivato per gradi, partendo dal Macrina (il nome deriva dalla Santa Macrina, effigiata in un’edicola votiva presente ai bordi della vigna che prende il suo nome), passando per il Serrafiorese (che non è altro che il Macrina affinato in barrique), per arrivare infine al Podium. Carlo aveva capito che il verdicchio prodotto da quella vigna aveva un enorme potenziale e, a forza di tentativi, studi e duro lavoro, è arrivato a creare questa incredibile eccellenza.

Oggi, la Garofoli produce e commercializza in tre quarti del mondo oltre un milione e seicentomila bottiglie fra Verdicchio, Rosso Conero, Rosso Piceno e spumanti. Caterina e Gianluca, figli di Gianfranco, si occupano rispettivamente di comunicazione e commerciale. Lo fanno con una luce particolare negli occhi che è sempre più difficile trovare nelle ultime generazioni, quella della passione per il proprio mestiere.

Ora questa storia è finita per davvero, ma questa famiglia saprà scriverne altre di eguale spessore. Un grazie particolare a Caterina che ce l’ha raccontata con simpatia e disponibilità. La morale? Sì, forse una morale c’è: “Le eccellenze non nascono per caso, e per fiorire hanno bisogno di tempo, lavoro, tenacia e perseveranza”.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Come cambia l’informazione al tempo dei social

La capacità delle Amministrazioni comunali di trasmettere il proprio operato


Camerano, 16 maggio 2022 – È fuori da ogni dubbio o discussione: l’avvento dei social ha letteralmente stravolto il mondo della comunicazione, il modo di fare informazione e dare le notizie. A volte migliorando le cose, a volte peggiorandole in modo inaccettabile e, spesso, dannoso.

L’avvento del web, e di piattaforme come Facebook, Tik Tok, Twitter, WhatsApp, Telegram, ha aperto spazi infiniti e fatto crollare muri dell’incomunicabilità prima inaccessibili. Ma, se da un verso ha messo in comunicazione fra loro gli individui di tre quarti del mondo, da un altro ha concesso diritto di parola e di replica anche agli imbecilli che, considerati certi interventi visti su Facebook, prolificano a tutte le latitudini dell’emisfero. Umberto Eco docet, quando affermò: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Era il giugno del 2015.

La sua affermazione, oggi, è stata ampiamente dimostrata. Nel campo della comunicazione, che andrebbe trattata con molta delicatezza, ci si sente tutti giornalisti. Tanti, troppi i novelli Indro Montanelli o Enzo Biagi che sia, pronti a dare per primi lo scoop giornaliero di quanto accaduto sotto casa, o al vicino di pianerottolo, o in piazza, o dall’altro capo del mondo, con il risultato di spargere spazzatura a destra e a manca. Tanti, troppi quelli che riprendono dai social una news e, convinti d’essere gli unici, la fanno rimbalzare qua e là aggiungendo – o togliendo – qualche contenuto. Tanti, troppi quelli che gli danno seguito, non verificano le fonti e contribuiscono ad allagare l’oceano delle fake news.

Poi, ci sono gli Enti pubblici, i Comuni che, come diretta conseguenza dell’avvento dei social, sono stati costretti a dotarsi di Uffici stampa per soddisfare con comunicati giornalieri le bocche fameliche delle miriadi di testate giornalistiche (tra cui la nostra), nate grazie alla facilità di comunicare attraverso i social. Oggi, un Ufficio stampa non si nega a nessuno, ce l’hanno quasi tutti, anche quelle piccole realtà che un tempo non se lo sognavano neppure lontanamente. Anche se, spesso, a gestire un Ufficio stampa non sono giornalisti iscritti all’Ordine ma figure che l’Ordine dei giornalisti non sa neppure dove sia.

E veniamo alle dolenti note. Mica tutti i Comuni si sono attrezzati seguendo le regole e la legge; addirittura, alcuni Comuni non si sono attrezzati affatto. In alcuni Comuni il Sindaco, vuoi per risparmiare, vuoi perché si considera la reincarnazione di San Francesco di Sales, vuoi perché di comunicare quel che fa non gli interessa affatto (un modo comodo comodo per farsi gli affari propri), l’Ufficio stampa se lo fa da sé. Quando comunica.

Corriere del Conero da sei anni ormai informa i propri lettori attraverso sei pagine dedicate ad altrettanti Comuni: Camerano, Castelfidardo, Loreto, Osimo, Numana, Sirolo; più una settima pagina, chiamata Dal Mondo, dove finiscono tutte le altre notizie che arrivano da Ancona e dalle altre quattro province marchigiane. La nostra è un’informazione a carattere regionale anche se, grazie al web, siamo letti in tutto il mondo.

In questi sei anni abbiamo collaborato – a volte scontrandoci – con questi Comuni e i rispettivi Sindaci. Non tutti sono attrezzati come dovrebbero nel comunicare ai giornali il proprio operato. Ma va detto che comunque la figura del Sindaco è quella che la fa da padrone, nel bene e nel male. C’è Sindaco e Sindaco, c’è chi esagera e chi se ne frega, c’è chi favorisce una testata a scapito di un’altra, c’è chi informa il meno possibile e chi ti sommerge di comunicati ma nel modo sbagliato. Ecco, di seguito, una nostra personale classifica stilata in base alla nostra esperienza e riferita ai Comuni che informiamo.

posizione

Comune

motivazione
1OSIMOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Alcuni comunicati arrivano dalla segreteria del Sindaco; altri dal gruppo consiliare del PD; moltissimi dal sindaco Pugnaloni in persona che elogiamo per la sua puntualità, l’ampiezza dell’informazione e la completezza dei comunicati quasi sempre corredati da foto. Merita ampiamente il primo posto anche grazie al fatto che Pugnaloni ha creato una chat riservata ai soli giornalisti.
2CASTELFIDARDOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Ha una persona che cura l’Ufficio stampa e puntualmente contatta i giornali attraverso Telegram. I suoi comunicati sono ampi, corredati da foto e informano su tutto lo scibile del Comune e anche qualcosa in più.
3ANCONAHa un sito web ufficiale e più di una pagina social. Ha un Ufficio stampa che impiega diversi giornalisti professionisti, strano trovare un Capoluogo di regione al terzo posto. La sua comunicazione verso le testate giornalistiche è la più ampia in assoluto. Peccato che, nonostante in redazione arrivino quotidianamente montagne di comunicati, questi spesso sono privi di fotografie e, dunque, impubblicabili per una testata online come la nostra. Con la forza lavoro che ha, potrebbe fare molto di più. Problema segnalato più volte.
4SIROLOHa un sito web ufficiale che potrebbe essere migliorato e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Insieme a Numana è il Comune con meno residenti (Sirolo, 4mila e rotti; Numana 3.700 e rotti). La comunicazione ai giornali la fa quasi esclusivamente il sindaco Filippo Moschella, spesso rubando tempo al suo tempo libero. Nonostante ciò, da quando in Comune c’è lui la comunicazione da e su Sirolo è migliorata parecchio.
5NUMANAHa un sito web ufficiale e uno per il turismo e una pagina social. Ha un Ufficio stampa curato da una persona. Anni addietro la comunicazione con le testate giornalistiche locali era continuativa, tanto che Numana ricopriva posizioni di vertice nella ns. classifica. Da un paio d’anni a questa parte la comunicazione, molto ricca, si è concentrata sulla stagione turistica estiva, lasciando piuttosto scoperto il resto dell’anno. Peccato!
6LORETOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Almeno, a noi non risulta: non riceviamo comunicati da questo Comune da almeno un anno. Abbiamo contattato per questo il sindaco Moreno Pieroni che si è detto sorpreso e che avrebbe provveduto. Ad oggi, non ha provveduto affatto. La sua comunicazione, tutta personale, per quel che ne sappiamo l’affida ad un videomessaggio che pubblica settimanalmente, tutti i lunedì, sulla pagina social del Comune.
7CAMERANOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Spiace vedere Camerano all’ultimo posto, ma tant’è, nonostante qui abbia sede la nostra testata. All’inizio del suo mandato il sindaco Oriano Mercante, contattato telefonicamente dal giornale per approfondire un tema, rispose che lui per telefono non rilasciava dichiarazioni, e che avrebbe risposto con i comunicati stampa. Sono passati sette mesi ma di comunicati a firma del Sindaco non ne abbiamo mai ricevuti. Nulla è cambiato, tra l’altro, rispetto all’Amministrazione precedente. Alla ns. redazione manca tantissimo l’assessore Costantino Renato, puntualissimo e molto professionale nei comunicati alle testate giornalistiche.

 

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