Piccola storia di un affare mancato

Camerano. Quanto incide la mentalità gestionale nel buon andamento degli affari? Pensiamo tantissimo. Inutile spendere denari per aprire un’attività se poi sei tu stesso a porti delle barriere per il suo sviluppo.

Un esempio? Va bene. Piccolo, ma significativo.

La storia è questa. Succede che a Camerano una coppia di conviventi decida di regolarizzare la propria unione e di sposarsi. Si informano, vanno in Comune, fanno i documenti necessari e fissano la data.

Succede che la futura sposa si domandi: “Occorrono le fedi!” E che il futuro sposo le risponda: “Bene, sabato andiamo in centro ad acquistarle”. I due, come tanti, possiedono un cagnolino. “Sabato, lo portiamo con noi – decide il futuro sposo – così si fa una passeggiata”.

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Arriva sabato. I due prendono su il cane, lo infilano in auto e partono alla volta di Piazza Roma. Posteggiano all’ombra della statua del Maratti e si dirigono  verso una gioielleria lungo la via. Qui giunti fanno per entrare, ma la futura sposa blocca il futuro consorte e annesso quadrupede al guinzaglio: “Non possiamo entrare, i cani non sono ammessi” dichiara, indicando un cartello in vetrina che recita: io qui non posso entrare. E io, sta per un disegno spiritoso di un cagnolino su due zampe messo di fianco alla scritta.

Il futuro sposo guarda il cartello ed esclama: “Ah sì, lui non può entrare? Benissimo. E tu, signor gioielliere, ti sei perso una vendita. Vieni, futura sposa, andiamo a cercare un’altra gioielleria”. E così dicendo gira sui tacchi alla volta di un altro negozio. Trecento metri più avanti, trova la vetrina di un orafo. Suona il campanello. Gli viene aperto, entra con il cane al guinzaglio e domanda all’orafo: “Il cagnino, può entrare?”

“Certo che sì”, risponde l’artigiano. E con quel sì, assicura alla sua attività la vendita di due fedi in oro giallo.

Una piccola storia davvero, ma con una grande morale: chi ama gli animali non diventerà ricco solo per questo, ma due fedi le vende sicuro.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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