Piccola storia di un affare mancato

Camerano. Quanto incide la mentalità gestionale nel buon andamento degli affari? Pensiamo tantissimo. Inutile spendere denari per aprire un’attività se poi sei tu stesso a porti delle barriere per il suo sviluppo.

Un esempio? Va bene. Piccolo, ma significativo.

La storia è questa. Succede che a Camerano una coppia di conviventi decida di regolarizzare la propria unione e di sposarsi. Si informano, vanno in Comune, fanno i documenti necessari e fissano la data.

Succede che la futura sposa si domandi: “Occorrono le fedi!” E che il futuro sposo le risponda: “Bene, sabato andiamo in centro ad acquistarle”. I due, come tanti, possiedono un cagnolino. “Sabato, lo portiamo con noi – decide il futuro sposo – così si fa una passeggiata”.

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Arriva sabato. I due prendono su il cane, lo infilano in auto e partono alla volta di Piazza Roma. Posteggiano all’ombra della statua del Maratti e si dirigono  verso una gioielleria lungo la via. Qui giunti fanno per entrare, ma la futura sposa blocca il futuro consorte e annesso quadrupede al guinzaglio: “Non possiamo entrare, i cani non sono ammessi” dichiara, indicando un cartello in vetrina che recita: io qui non posso entrare. E io, sta per un disegno spiritoso di un cagnolino su due zampe messo di fianco alla scritta.

Il futuro sposo guarda il cartello ed esclama: “Ah sì, lui non può entrare? Benissimo. E tu, signor gioielliere, ti sei perso una vendita. Vieni, futura sposa, andiamo a cercare un’altra gioielleria”. E così dicendo gira sui tacchi alla volta di un altro negozio. Trecento metri più avanti, trova la vetrina di un orafo. Suona il campanello. Gli viene aperto, entra con il cane al guinzaglio e domanda all’orafo: “Il cagnino, può entrare?”

“Certo che sì”, risponde l’artigiano. E con quel sì, assicura alla sua attività la vendita di due fedi in oro giallo.

Una piccola storia davvero, ma con una grande morale: chi ama gli animali non diventerà ricco solo per questo, ma due fedi le vende sicuro.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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