Mercato immobiliare: c’è più domanda che offerta

Mancano gli appartamenti per famiglie, quelli che le imprese non costruiscono più per timore del prolungarsi della crisi

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Camerano – Settemila e trecento anime o poco più distribuite su 3 frazioni e circa 20 chilometri quadrati questa, in sintesi estrema, la realtà odierna della cittadina marattiana. Troppo grande per essere un paese, troppo piccola per essere una città. Del piccolo paese agricolo che è stata ha mantenuto alcune caratteristiche morfologiche preziose: campi, strutture del centro storico e tanto verde. Peculiarità che appartengono a gran parte delle realtà abitative marchigiane. Preziose, di questi tempi.

A differenza delle tante, però, Camerano ha vissuto un vero e proprio boom economico verso la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 grazie allo sviluppo dell’artigianato e all’insediamento industriale nel settore degli strumenti musicali e dell’abbigliamento. Una vitalità che gli ha permesso di espandersi a livello abitativo e mentale. E che dura ancora nonostante le difficoltà dell’ultimo decennio.

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C’è un modo di dire simpatico che la caratterizza: “di Camerano ce n’è più di sotto che di sopra”, riferito alle sue grotte sotterranee scavate nell’arenaria. Ma questa è un’altra storia. Oggi ci preme fare altre riflessioni. Con in testa un pensiero. La sua posizione è strategica: al centro di un territorio che vede Ancona da un lato, Sirolo e Numana da quello opposto, il Monte Conero su un fianco e la zona della Baraccola dall’altro. Con queste caratteristiche ci si poteva aspettare un incremento demografico maggiore. In 150 anni è cresciuta solo di 3 mila e 500 anime. Una media di circa 23 individui in più all’anno. Una scelta precisa e consapevole o una miopia?

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Camminando per le sue strade, oggi, ci ha colpito il notevole numero di cartelli “Affittasi” e “Vendesi” incontrati. E un altro pensiero ha scalzato il precedente: “ma Camerano, è un paese in svendita?” Per saperne di più abbiamo interpellato chi di case tratta per mestiere: Stefania Falcioni dell’agenzia l’Immobiliare. Le abbiamo chiesto una disamina sull’attuale realtà immobiliare.

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«No, non è vero che a Camerano si svende di tutto e di più – ha spiegato la Falcioni – Per quanto mi riguarda, attualmente, c’è poca offerta e tanta domanda. Il costruttore, con la crisi immobiliare in atto da anni, non rischia e non costruisce. Le case vecchie disponibili sono poche, e quelle esistenti andrebbero riqualificate».

Eppure, noi di cartelli appesi in giro ne abbiamo incontrati parecchi… (li abbiamo fotografati e abbiamo riempito 3 quadri, ndr)

«Probabilmente sono tagli che il mercato non richiede. O sono appartamenti vecchi da ristrutturare. Di quelli ne ho parecchi in vendita ma non li vuole nessuno. Guardi, ho clienti che mi chiedono di acquistare due/tre camere con 2 bagni e giardino, disposti a spendere anche 250 mila euro che non è poco, ma non li posso accontentare perché appartamenti con queste caratteristiche a Camerano sono quasi inesistenti».

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Come ovviare allora, alla tanta domanda e poca offerta?    

«Riqualificando il vecchio. Ristrutturando l’esistente, ma occorre una precisa scelta politica, un piano, un progetto che parta dall’Amministrazione. Magari aiutando i privati ad accedere ai finanziamenti europei».

Riqualificare… ha notato lo stato in cui versa Piazza Roma, qua fuori? Una gran parte dei locali commerciali del centro storico sono chiusi o stanno per farlo…

«Anche qui l’Amministrazione dovrebbe intervenire – sottolinea la Falcioni con convinzione – e farlo con coraggio. Senza pensare alle prossime elezioni e al rinnovo delle poltrone. Dovrebbe chiudere la piazza al traffico delle auto. È l’unica soluzione. Quando l’ho proposto, a suo tempo, a momenti mi mangiavano viva. Riservi la piazza ai pedoni, costruisci dei parcheggi in prossimità e fai rivivere le attività commerciali. Guardi Ancona, se nella via principale i negozi funzionano è perché l’hanno chiusa al traffico. Se passi in auto, guardi ma non ti fermi. E non acquisti. Se sei a piedi hai il tempo di guardare le vetrine, entri e comperi».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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