L’assassino torna sempre all’Angolo del gusto

Secondo episodio del giallo in pizzeria che vede protagonisti i clienti

Camerano. Come in ogni noir che si rispetti, l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. A maggior ragione se, quel luogo, è in grado di offrire un’ottima pizza. Detto così è un po’ complicato dunque, meglio spiegare.

Parliamo della pizzeria l’Angolo del gusto di Camerano e delle sue simpatiche serate che coinvolgono i clienti in una indagine per scoprire chi è l’assassino all’interno di una storia precostituita. (Corriere del Conero, 22 settembre, pagina di Camerano: “L’assassino? Cercatelo all’angolo del gusto”).

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La trama della serata è abbastanza semplice. Voi e i vostri amici prenotate un tavolo all’angolo del gusto – tassativa la prenotazione – giovedì sera, 27 ottobre alle ore 21, vi presentate puntuali in pizzeria e verrete sistemati da Pamela e Steven – i titolari – in tavoli da sei. Ogni cliente/giocatore riceverà una scheda personaggio personale, dove troverà scritto se è lui o non è lui l’assassino, più un alibi fittizio  per la serata (di solito poco credibile), e una serie d’informazioni e segreti per depistare gli altri commensali.

Il gioco consiste nello scoprire chi è l’assassino fra i sei commensali seduti al tavolo con voi. Un assassino per ogni tavolo. I sei commensali inizieranno a interagire fra loro, a porsi domande, a cercare di capire chi dice bugie e chi la verità. E tutto questo tra un sorso di birra e un boccone di pizza.

A chi indovina l’assassino, andrà un premio. Se l’assassino non lo indovina nessuno, vince l’assassino (che è stato bravo a non farsi scoprire). Anche per lui, un premio in palio. Nell’edizione di settembre del gioco a vincere è stato proprio l’assassino, ndr.

La simpatica idea, che viene proposta nei locali della provincia anconetana, appartiene a due amici: Federica di Ancona e Shawky di Falconara. L’hanno avuta ispirandosi alle tante cene con delitto che da qualche anno sono di moda in tutti i locali della penisola.

Tutto chiaro? Non vi resta che prenotare e liberarvi per il prossimo giovedì. E, occhio all’assassino e… buona pizza!

Pizzeria L’angolo del gusto, Via Loretana 48, Camerano. Per prenotare (obbligatorio): Shawky: 3356053430; Federica: 3338962040      


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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