Da Amici al Liz Ballet stage con il ballerino Cristian Lo Presti

Quindici le ragazze impegnate nella lezione

Camerano. Cristian Lo Presti, il talentuoso ballerino proveniente da Amici di Maria De Filippi, approda alla Liz Ballet di via Loretana 31 per uno stage di perfezionamento.

Il ballerino Cristian Lo Presti durante lo stage tenuto alla scuola Liz Ballet di Camerano
Il ballerino Cristian Lo Presti durante lo stage tenuto alla scuola Liz Ballet di Camerano

La lezione, suddivisa in tre step: riscaldamento; esercizi e coreografia, ha coinvolto 15 allieve della scuola. Tutte entusiaste degli insegnamenti e dei consigli scaturiti durante tutto l’arco della prova.

Cristian, disponibilissimo, ha curato in prima persona tutta la lezione. Ha risolto alle ragazze tutta una serie di dubbi e dato consigli per migliorare la loro impostazione. Ha ripetuto loro più volte il concetto del proprio corpo da considerare come strumento suscitando nelle allieve tutta una serie di perché. Domande alle quali il ballerino ha risposto con dimostrazioni pratiche attraverso esercizi di espressione corporea.

Al termine, stanche ma soddisfatte le aspiranti ballerine.

«Abbiamo fatto altri stage con Alessandra Celentano – precisa Asia Luciani – questa non è la nostra prima esperienza. Abbiamo sicuramente investito il nostro tempo al meglio perché avere dei professionisti esterni aiuta parecchio ad affinarsi».

Gloria Ambrosi, altra stagista, si è detta emozionata: «Non è da tutti giorni avere qualcuno che vedi in TV nel posto in cui ti alleni».

L’ evento si è concluso con dei feedback positivi da parte delle giovani ragazze. Insegnante compresa.

Un momento dello stage di Lo Presti alla Liz Ballet
Un momento dello stage di Lo Presti alla Liz Ballet

Cristian Lo Presti, originario di Catania, ha partecipato nel 2014 ad Amici, ma ha dovuto interrompere la gara per un infortunio. Motivo della sua seconda partecipazione nell’edizione del 2015.

Dopo l’esperienza di Amici ha continuato la sua carriera con una tournée in Francia partecipando alla messa in scena del musical “Les dix Commandements”, che ha raccolto oltre venticinquemila spettatori. Terminata l’esperienza francese è tornato in Italia e si è dedicato all’insegnamento attraverso stage nelle scuole di ballo lungo tutta la penisola. Approdando così anche al nostro Liz Ballet.

«Ho iniziato a ballare a otto anni ed è strano – si racconta Cristian – dal momento che ho sempre reputato la danza roba da femminucce. Quando l’insegnante di danza delle mie sorelle mi chiedeva: ‘vieni a ballare anche tu’, io rispondevo: ‘non sono una velina’. Ma dopo aver assistito al saggio di danza delle mie sorelle m’innamorai. Ho vinto diverse borse di studio per andare all’estero – confessa il ballerino – ma per motivi familiari non sono potuto andare. Terminata la scuola ho partecipato ad Amici. In quella trasmissione gli allenamenti sono durissimi, ma quando una passione è una passione la stanchezza non si sente».

Un altro momento dello stage
Un altro momento dello stage

Oggi insegni danza, ti piace?

«Ho fatto tantissimi stage, fortunatamente. Ma non mi definisco un insegnante, mi definisco un allievo perenne, non smetterò mai d’imparare. Queste sono opportunità d’arricchimento per me, anche tramite queste giovani ballerine. Credo d’essere un bravo professionista e sicuramente, se posso dare dei consigli ai ragazzi, lo faccio volentieri. Sono felice di essere qui perché, come ho già detto, sono momenti in cui posso rivalutare me stesso».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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