Corriere del Conero: 1 anno di vita 5.000 like su Facebook

Un traguardo impensato realizzato grazie ai lettori. Grazie a voi!

Camerano – Intanto, mi rivolgo a tutti voi in prima persona e vi dico: “GRAZIE!” Un grazie che trova la sua ragione nel titolo di questo pezzo, che poi in fondo un pezzo non è. In verità questo è un grido, un’esplosione di gioia, innescata con un po’ di timore, di riservatezza e pudore dal profondo del cuore.

Siamo giovani, lo sapete: Corriere del Conero (www.corrieredelconero.it) ha solo un anno di vita. E siamo piccoli, dal momento che informiamo principalmente su Ancona e provincia. Anche se una testata giornalistica online non ha confini, perché chi sta sul web copre l’intero universo. Almeno, quello di chi possiede una connessione internet ovunque essa sia.

Grazie per seguirci, per leggerci e per interagire con noi. Ognuno a modo suo, certo, ma lo sentiamo fortissimo che dietro a questo schermo siete in tantissimi a leggerci, e dunque a gratificarci. Le ragioni possono essere svariate, alcune le conosciamo, altre no. E di queste ultime dovreste essere voi a darcene conto, se vi va.

La testatina della pagina Facebook di Corriere del Conero

Cinquemila like sulla pagina Facebook di Corriere del Conero in un anno, sono pari a una media di 416 nuovi “mi piace” al mese. Costanti, inebrianti e necessari alla nostra sopravvivenza. Perché dietro a quei “mi piace” ci sono altrettanti lettori (in verità sono parecchi di più: la statistica dice che solo il 10% dei lettori interagisce con i pezzi pubblicati); ci sono altrettante persone. E questa consapevolezza ci/mi copre di notevoli responsabilità.

Non voglio star qui a tediare con numeri e percentuali, ma ci tenevo a condividere con tutti voi questo traguardo, bellissimo!

E già che ci sono, ne approfitto, sempre che vi vada, per invitarvi a darci una mano ad allargare la schiera dei lettori: più lettori, più notizie capillari. Come? Semplice: andando con il vostro smartphone (o computer) sulla nostra pagina facebook Corriere del Conero, da lì, potete invitare i vostri amici a mettere “mi piace” alla ns. pagina. Leggerci non vi costa nulla, così come non vi costerà nulla aiutarci a diffondere la testata.

Dal canto nostro, non possiamo che cercare di informarvi sempre al meglio, con serietà e professionalità.

Buona lettura!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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