Camerano – Tessere del passato – per tessere il presente

Organizza l’Anpi nell’ambito della ricorrenza del 25 aprile

Camerano – È questo il titolo della mostra che l’Anpi di Camerano in collaborazione con il Comune propone domani,  sabato 22 aprile, in occasione della ricorrenza del 25 aprile. Inaugurazione ore 17.30 nei locali ex BCC in Piazza Roma.

Mostra che va ascritta sicuramente tra le iniziative che consentono, a partire dalle immagini, una riflessione sulla nostra storia recente sulla funzione ed il ruolo che da sempre hanno nella comunicazione i manifesti.

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Si tratta di una grande bacheca su un periodo importante che va dal 1945 ai nostri giorni, dalla Liberazione dal nazifascismo fino alla battaglia contro tutte le guerre ma con l’obiettivo comune della PACE.

La mostra non ha solo funzione rievocativa, sarebbe troppo limitata, perché lo spirito è quello di far comprendere, in particolare alle giovani generazioni, quanti sacrifici sono stati fatti per ottenere la libertà e quanto ancora ci resta da fare per difenderla.

Anche attraverso i manifesti possiamo ricostruire una storia anche artistica.

Trubbiani, Echauren, Balan, Zizola, Bartocci, Gomez, ecc… sono tutti artisti di fama internazionale che hanno disegnato la storia politica civile e sociale. Aspirazioni, sogni, speranze, idealità si sedimentano nel manifesto, che insieme alla fotografia, è stato tra i primi dispositivi visivi che la modernità ha messo in campo.

Di particolare interesse sono i manifesti dedicati alla storia locale, agli antifascisti di Camerano, alla Strage di Marzabotto, allo sterminio della Famiglia Cervi ivi compreso il manifesto edito dal ministero della Difesa del 2007.

Un’altra parte della mostra affronta il problema della Pace, si va dall’inizio dell’obiezione di coscienza alle prime marce antimilitariste, fino alle grandi manifestazioni contro tutte le guerre. Un legame che unisce la Resistenza all’obiettivo del raggiungimento di una coesistenza pacifica con tutta l’umanità.

 

Piero Giancola, presidente Anpi di Camerano


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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