PopUp Festival 2020 apre con l’opera pittorica di Giorgio Bartocci

Arte urbana dell'artista jesino per una nuova veste dei capannoni industriali lungo la SS 16

Osimo, 25 luglio 2020 – Pitture dinamiche su un capannone industriale. Inizia così PopUp Festival 2020 con l’artista di fama internazionale Giorgio Bartocci che in questi giorni, e fino al 30 luglio, sta realizzando un monumentale wallpainting di 1.000 metri quadrati sui quattro lati, ben visibile coi suoi tratti fluidi e astratti, al km 309.5 della SS 16, altezza Decathlon.

«L’opera dal titolo Self Protection. Architettura liquida nr. 10  – spiega l’artista – è un’armatura cromatica sulla struttura, che simboleggia anche la dimensione protettiva vissuta da ognuno di noi con la pandemia».

Osimo – Per PopUp Festival, l’artista jesino Giorgio Bartocci al lavoro (foto di Aurelio Laloni)

Bartocci utilizza le vernici stratificando le tonalità per superare la bidimensionalità della pittura, creando una sorta di architettura liquida, con diverse rifrangenze e cromatismi. Le tonalità di colore e le tinte metallizzate permettono all’edificio di mutare aspetto nell’arco delle 24 ore, come fosse un organismo vivente.

L’intenso lavoro di Bartocci è un live painting aperto al pubblico dal mattino alla sera (con accesso da Via Chiusa, 15, causa lavori in corso sulla statale), e che offre la possibilità di scoperta e incontro con l’artista, la sua tecnica e la sua poetica.

Osimo – PopUp Festival, per realizzare le sue opere monumentali Giorgio Bartocci utilizza anche un’autoscala (foto di Aurelio Laloni)

Bartocci, artista di respiro internazionale, è nato a Jesi e si è formato a Urbino. Oggi vive e lavora a Milano, collaborando con istituzioni pubbliche, enti privati, grandi brand come Nike e Napapijri, fra esposizioni, live performance e opere di visual design nelle capitali d’Europa, da Parigi a Berlino a Dresda, solo per citarne alcune.

Osimo – PopUp Festival, un primo piano di Giorgio Bartocci (foto Aurelio Laloni)

Il suo è il primo degli interventi in programma per il Festival PopUp 2020 che quest’anno porta l’arte contemporanea nello spazio urbano ad Osimo e che vedrà altri ospiti, tra cui Agostino Iacurci, il collettivo Broken Fingaz e Allegra Corbo, realizzare opere pittoriche su architetture e luoghi simbolici della città. Gli interventi artistici, in coprogettazione e con il sostegno del Comune di Osimo e il cofinanziamento della Regione Marche, sono ideati e creati con la direzione artistica di Pop Up Studio, impresa creativa specializzata in arte contemporanea e che dal 2008 con il suo PopUp Festival ha realizzato oltre cinquanta interventi di arte urbana nelle Marche.

L’opera di rigenerazione artistica del capannone si avvale della collaborazione dell’azienda Omec per il noleggio della piattaforma elevatrice su cui Bartocci dipinge, e del brand Caparol per la fornitura di vernici. PopUp Festival 2020 è in concomitanza con la mostra di Keith Haring “Made in New York” a Palazzo Campana. (Per il programma completo, www.popupfestival.it).

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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