Falconara M. – L’arte creativa nel contemporaneo

Mostra “La Costa Marchigiana e il suo Territorio”

Falconara M. – Sabato 14 aprile alle ore 17,00 presso il Museo Cart, “Centro di documentazione per l’arte contemporanea”, in Piazza Mazzini, avrà luogo la prima edizione di un evento espositivo di pittura, incisione, scultura e fotografia, dal titolo “L’arte creativa che sa appassionare” La costa marchigiana e il suo territorio nel contemporaneo.

La finalità di questa mostra è quella di conoscere e far incontrare artisti residenti nel territorio marchigiano attraverso le varie forme d’arte, e di promuovere la ricerca e la sperimentazione artistica, materica e creativa. Al vernissage dell’evento espositivo, che si protrarrà fino al 6 maggio, interverrà il critico d’arte prof. Giorgio Gregorio Grasso.

Falconara M. – Il giardino del pavone di Carlo Iacomucci – acquaforte

Promotori e portavoce di questa meritoria iniziativa sono gli artisti Sandro Carloni e Alberto Copparoni, coadiuvati dal Comune di Falconara Marittima e dall’assessorato alla Cultura.

È prevista la partecipazione su invito, di ventotto artisti, attraverso l’esposizione di opere che raccontano un percorso di vita tra arte, colori e passioni. L’evento, primo ed unico nel suo genere, sarà sicuramente motivo di vanto per la città di Falconara Marittima, che lo ospita.

Tra gli artisti che parteciperanno alla mostra ci sarà anche il Maestro Carlo Iacomucci, la cui presenza, particolarmente gradita, è una testimonianza diretta della sua fertile carriera di artista e di incisore.

Numerosi e prestigiosi i premi e riconoscimenti che il Maestro Iacomucci ha ricevuto: ha partecipato alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, padiglione Italia per regioni, recentemente, ha ricevuto a Roma il premio “Marchigiano dell’anno”, e nel 2017 ha ricevuto il premio “L’Orgoglio Marchigiano” per la sezione cultura.

 

di Patrizia Minnozzi


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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