Ancona – Grande affluenza al trekking dei musei

Prima tappa del progetto Mira - Musei in rete

Ancona, 6 maggio 2019 – Successo pieno del trekking dei musei che si è svolto ieri ad Ancona, e che si è concluso in tempo utile prima del nubifragio che ha colpito la città.

L’iniziativa è stata la prima  uscita ufficiale del progetto Mira (Musei in rete ad Ancona), promosso dall’Amministrazione comunale attraverso l’assessorato alla Cultura e al Turismo,  che mette a sistema i 5 musei cittadini: i due civici, Pinacoteca Podesti e Museo della Città; i due statali, Museo Archeologico delle Marche e Museo tattile Omero e il Museo Diocesano.

Una operazione strategica di promozione della rete museale e, più in generale, di  marketing turistico e culturale del territorio che mira a valorizzare il patrimonio e le attività culturali della millenaria città dorica.

Oltre 250 persone, divise in 5 gruppi e accompagnate dalle guide  turistiche professionali della Cooperativa Opera incaricate dall’assessorato, hanno aderito al percorso attraverso le istituzioni museali cittadine, iniziato dal Museo Omero, alla Mole, e terminato al Museo Diocesano, a fianco della Cattedrale di san Ciriaco.

Gli operatori museali hanno messo in luce ciascuno un’opera selezionata: la Mater Amabilis di Valeriano Trubbiani al Museo Omero, il plastico di Ancona al Museo della Città,  la Pala Gozzi di Tiziano in Pinacoteca, una preziosa oinochoe al Museo Archeologico e il sarcofago di Tito Flavio Gorgonio al Museo Diocesano.

Orari di apertura dei  5 Musei nella stagione in corso:

Museo tattile Omero presso la Mole Vanvitelliana, dal martedì al sabato dalle ore 16,00 alle ore 19,00; domenica e festivi dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00.

Museo della Citta’ presso Piazza del Plebiscito, dal martedì al venerdì dalle ore 17,00 alle ore 20,00; sabato e domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 17,00 alle 20,00;  il primo sabato del mese aperto dalle 21.00 alle 23.00.

Pinacoteca presso Palazzo Bosdari – Vicolo Foschi, 4, martedì e giovedì dalle ore 17,00 alle ore 20,00; venerdì dalle 10,00 alle 20,00; sabato e domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 17,00 alle 20,00;  il primo sabato del mese aperto dalle 21.00 alle 23.00.

Museo Archeologico presso Palazzo Ferretti – Via G. Ferretti, 6, aperto dal martedì alla domenica dalle ore 8.30 alle ore 19.30.

Museo Diocesano presso Piazzale del Duomo, 9, aperto sabato e domenica dalle ore 10,00 alle ore 12,30 e dalle 16,00 alle ore 19,00.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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