Il pittore Carlo Maratti celebrato nella chiesa di San Francesco

Inaugurata a Camerano la mostra dedicata al grande pittore del Seicento alla presenza di tante autorità

Camerano, 27 maggio 2022 – Alla presenza di autorità e giornalisti è andata in scena ieri, presso la sala consiliare del Comune di Camerano, la presentazione della mostra Carlo Maratti, strategie comunicative e promozione della propria opera.

Carlo Maratti (foto wikimedia.org)

Carlo Maratti, detto anche Maratta, nato a Camerano in frazione San Germano il 15 maggio 1625, si traferì undicenne a Roma seguendo anche in questo campo il magistero di Raffaello. E fu a Roma che il sommo artista diede vita ad un modello organizzativo unico del proprio studio finalizzato alla promozione di se stesso e della sua attività artistica, diventando una figura centrale nella pittura italiana del Seicento.

La mostra resterà aperta al pubblico dal 28 maggio al 20 novembre 2022, presso la Chiesa di San Francesco (Via San Francesco, 21), con queste specifiche di visita:

  • dal 28 maggio al 18 settembre, dal lunedì alla domenica, 10.00 – 13.00/ 16.00 – 19.00;
  • dal 24 settembre al 20 novembre, sabato, domenica e giorni festivi, 10.00 – 13.00/ 16.00 – 19.00;

Alla presentazione di ieri, ad inviti, cui è seguito un piccolo rinfresco e la visita alla mostra in anteprima, erano presenti autorità civili, militari e politiche.

Camerano – da sx, Stefano Papetti, direttore Pinacoteca Ascoli Piceno; Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona; Barbara Mori, assessore alla Cultura Comune di Camerano; Oriano Mercante, sindaco di Camerano; Darco Pello, prefetto di Ancona; Mirko Bilò, consigliere regionale

Il sindaco Oriano Mercante, in apertura, ha elogiato l’assessore Barbara Mori: «per il gran lavoro organizzativo che ha permesso di mettere in piedi una bellissima mostra. Questa – ha annunciato il primo cittadino cameranese – è la prima di una serie di manifestazioni che ci accompagneranno fino al 2025, anno in cui ricorreranno i festeggiamenti per il 400esimo anniversario della nascita di Carlo Maratti».

A seguire, il prefetto di Ancona Darco Pellos ha sottolineato quanto sia: «importantissimo conservare questi patrimoni artistici che sono patrimonio dell’Umanità». Mentre il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli si è detta contenta d’essere presente: «intanto per stima ed amicizia con il sindaco Mercante e l’assessore Mori; poi, come presidente dell’associazione Anci Marche, faccio i complimenti agli organizzatori di questa splendida iniziativa».

Camerano – Al centro, Valeria Mancinelli sindaco di Ancona

Mirko Bilò, consigliere regionale, ha portato i saluti di Giorgia Latini, assessore regionale alla Cultura: «Sono orgoglioso d’essere qui – ha detto in sintesi – in rappresentanza della Regione Marche a celebrare il Maratti, un marchigiano che ha portato la grandezza di questa terra nel mondo».

Piuttosto incisivo ed esaustivo l’intervento di Stefano Papetti, direttore della Pinacoteca di Ascoli Piceno (da dove arrivano le opere del Maratti esposte a Camerano, ndr). Papetti, strappando sorrisi alla platea, ha tenuto una brevissima lezione sul Maratti e su alcune sue stranezze pubbliche e private. «A scuola, da studente, quando ci parlavano del Maratti – ha raccontato – ci dicevano “di Camerino”. Un errore imperdonabile». Oppure: «Maratti, unico artista capace di mettere mano alla ristrutturazione di alcune opere di Raffaello».

Camerano – Taglio del nastro inaugurale della mostra su Carlo Maratti. da sx, si riconoscono Mirko Bilò, Carlo Ciccioli, Stefano Papetti. Forbici in mano al sindaco Oriano Mercante e all’assessore Barbara Mori

Del privato del grande artista, Papetti ha raccontato di come fosse un abile imprenditore di se stesso, capace di farsi conoscere al mondo attraverso stampe dei suoi lavori eseguite dai suoi allievi e inviate ovunque. O di come avesse strutturato la sua casa romana dove al piano terra riceveva di persona i grandi clienti facoltosi, indirizzando al primo piano quelli meno abbienti ricevuti dalla moglie. E, a proposito di mogli, Papetti ha raccontato di quanto il Maestro si fidasse poco della prima moglie, al punto da far mangiare al gatto le pietanze da lei cucinate.

A chiudere la presentazione l’assessore alla Cultura di Camerano, Barbara Mori: «Felicissima di fare questo evento – ha detto – Ogni anno, fino al 2025, introdurremo iniziative per valorizzare il Maratti che qui da noi è nato. A fare da corollario, quest’estate presenteremo un ciclo di incontri estivi».

Camerano – I quadri di Carlo Maratti esposti all’interno della chiesa di San Francesco

Incontri estivi che il giornale affronterà singolarmente a tempo debito ma che di seguito presentiamo brevemente.

  • 8 luglio: Giacomelli Chiara presenta Giovanna Garzoni;
  • 22 luglio: Itinerario marattiano, con Liliana Del Papa;
  • 5 e 19 agosto: Stefano Papetti racconta il Maratti;
  • 12 agosto: Alessandra Osimani racconta Faustina Maratti.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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