ANCONA - PARMA 2 : 1

Lega Pro. Un’Ancona che non ti aspetti grattugia il Parma

Lega Pro girone B

ANCONA – PARMA 2-1

ANCONA (4-3-3): Scuffia; Daffara, Moi (45’st Barilaro), Ricci, Forgacs; Gelonese, Zampa, Agyei (38’st Kostadinovic); De Silvestro (37’st Bariti), Falou Samb, Frediani. A disp: Rossini, Tassoni, Malerba, Djuric, Battaglia, Bambozzi, Voltan, Montagnoli. All. Brini

PARMA (4-3-3): Zommers; Benassi, Canini, Lucarelli, Nunzella; Corapi, Giorgino (25’st Guazzo), Scavone; Nocciolini (36’st Mazzocchi), Calaiò, Melandri (18’st Baraye). A disp: Coric, Fall, Messina, Miglietta, Saporetti, Simonetti, Ricci, Evacuo. All. Morrone

ARBITRO: Ranaldi di Tivoli

MARCATORI: 6’pt Daffara, 10’pt Nocciolini, 23’st Frediani

AMMONITI: Daffara, Frediani, Guazzo, Ricci, Falou Samb

NOTE: spettatori 2043, circa 250 ospiti. Incasso 14.305 euro, angoli 7-3

I dorici tornano a festeggiare sotto la Curva Nord (foto Max Serenelli)
I dorici tornano a festeggiare sotto la Curva Nord (foto Max Serenelli)

ANCONA. Impresa Ancona. La squadra di Brini batte il Parma e si regala un pomeriggio di gloria. Tre punti meritatissimi ed ottenuti con la voglia di vincere a tutti i costi. Decisivi Daffara e Frediani, che ha dedicato il gol a un’amica scomparsa in settimana, Iolanda Alegiani. Gli ospiti hanno deluso e in sala stampa il vice presidente Ferrari e capitan Lucarelli non hanno accampato scuse.

LA CRONACA

Brini ha dovuto rinunciare a Momentè, fuori per problemi ad un ginocchio, e ha lanciato dal 1’ Gelonese, puntando sul 4-3-3 escludendo Bariti. Schieramento speculare per gli emiliani di Morrone, allenatore ad interim.

L’Ancona è partita subito fortissimo trovando il vantaggio al 6’: punizione di Frediani non trattenuta da Zommers e tap-in vincente di Daffara. Neanche il tempo di esultare e il Parma ha pareggiato con Nocciolini, abile a scambiare con Melandri e freddare Scuffia.

Il gol del vantaggio segnmato da Daffara
Il gol del vantaggio segnato da Daffara (foto Max Serenelli)

Siamo al 10’ ed è già 1-1. I ducali hanno preso coraggio e controllato meglio la partita, impensierendo Scuffia un paio di volte con Calaiò. Nel finale di frazione, però, la squadra di casa ha avuto un sussulto e creato due palle gol: prima la traversa clamorosa di Moi, poi un dubbio fallo da rigore su Ricci non fischiato, che ha fatto arrabbiare tutto lo stadio.

Ripresa sulla falsariga del primo tempo, con il predominio territoriale degli ospiti , ma Ancona pungente in contropiede, come con De Silvestro (minuto 12’, palla a lato). Al 23’ il gol partita: ancora una ripartenza letale dei biancorossi, De Silvestro sfugge a Lucarelli, palla al centro dell’area per Frediani e stadio in visibilio.

Una parata di Scuffia (foto Max Serenelli)
Una parata di Scuffia (foto Max Serenelli)

Mister Morrone ha tentato il tutto per tutto inserendo Baraye e Guazzo, ma l’occasione più importante ce l’ha avuta l’Ancona con Falou Samb che, sempre in contropiede, ha impegnato Zommers in una difficile parata.

Nonostante i sei minuti di recupero, la truppa biancorossa non ha rischiato nulla, peccato per l’infortunio nel finale a Moi, migliore in campo. Per lui problema alla spalla. Dopo quasi due mesi ha risuonato l’Aida (Coppa Italia a parte, ndr.), e i duemila tifosi hanno festeggiato con la squadra questa bella vittoria

SALA STAMPA

Brini : “Vittoria meritata, ottenuta con lo spirito giusto e con la mentalità che serve e che non sempre abbiamo. E’ importante aver vinto dopo la delusione di Teramo, ma dobbiamo migliorare a livello mentale e credere nelle nostre possibilità. L’approccio alla gara è fondamentale, e dobbiamo averlo in tutte le gare allo stesso modo. Cambio di modulo? In coppa avevamo fatto bene, e ho voluto dare continuità all’assetto tattico. Se avessimo pareggiato sarebbe stato peggio della sconfitta di Teramo”

Mastropietro: “Sono molto felice, abbiamo meritato e potevamo segnare più gol, se ci avessero dato il rigore. L’arbitro è stato il peggiore in campo. Comunque dobbiamo proseguire così, non avere paura di nessuno. Lavoriamo per il bene dell’Ancona.”

Mancini: “Oggi siamo contenti perché la squadra ha fatto una grande partita. E’ la nostra prima vittoria, ma una vittoria dell’Ancona. Non sono terminati i problemi, ma abbiamo pagato gli stipendi di settembre a tutti, qualcuno con qualche giorno di ritardo per un disguido. Andiamo avanti, ma c’è da lavorare”.

Frediani, dopo il gol vittoria, si toglie la maglia per omaggiare la sua amica
Frediani, dopo il gol vittoria, si toglie la maglia per ricordare la sua amica Iolanda Alegiani, scomparsa in settimana in un incidente stradale

Frediani: “Dedico il gol a Iolanda Alegiani, una mia amica scomparsa in un incidente stradale. Vittoria importante perché venivamo da un periodo non facile e abbiamo battuto una grande squadra. Sono  fiducioso per il futuro”


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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