Anconitana - Mondolfo 3 : 0

Un Mondolfo disarmato cede tre a zero al Del Conero

Campionato Promozione Marche girone A 16ª giornata – prima di ritorno

Ancona, 13 gennaio 2019 – Nella prima del girone di ritorno al Del Conero, l’Anconitana fa il suo dovere contro il Mondolfo, quintultimo in campionato, vincendo l’incontro con un secco 3 – 0. Un compitino piuttosto agevole quello della prima della classe che non ha corso il minimo pericolo nell’arco dei novanta minuti.

Anconitana – Mondolfo (foto Max Serenelli)

Il Mondolfo, per quel che pesa e per quello che può esprimere sul campo, ha provato a giocarsela ma il confronto, sia sul piano tecnico sia su quello motivazionale, era perdente fin dall’inizio. Nonostante ciò, e nonostante i gol subiti, ha dato vita ad un buon primo tempo. Nella seconda frazione, dove la noia l’ha fatta da padrone per almeno 35 minuti, la squadra ospite ha provato nel finale a fare qualcosa di più, riuscendo però solo a subire il gol della tripletta dorica.

Ad una squadra che vince tre a zero, che vuoi dire? Nulla, se non si vuole sottolineare la sensazione, provata dalla tribuna, che con più convinzione da parte di alcuni singoli, Ruibal su tutti, e con alcuni giocatori in campo dal primo minuto, vedi Marengo, il collettivo ne gioverebbe non poco proponendo più spettacolo e divertimento.

I gol

Al 18° il vantaggio dorico: calcio d’angolo battuto da Venturim, testa di Colombaretti e palla in rete, grazie anche ai difensori ospiti che pasticciano davanti a Spallacci. Al 34° il raddoppio biancorosso propiziato da una bella giocata di mister 100 gol: Mastronunzio scende palla al piede sulla fascia destra e crossa di precisione nel mezzo dell’area avversaria. Sulla sfera irrompe Pucci che non deve far altro che appoggiarla alle spalle di Spallacci. Nel secondo tempo, nulla o quasi fino al 59° dove il Mondolfo spreca un’occasione su punizione calciando a lato. Al 79°, primo tiro in porta dell’Anconitana deviato in angolo in bello stile dall’estremo difensore del Mondolfo. Al 90° terzo sigillo dei padroni di casa: Zaldua, smarcato in area, tira in porta e Spallacci respinge di piede. Ancora Zaldua raccoglie la corta respinta e ribadisce in rete.

Il prossimo incontro vede l’Anconitana ospite del Cantiano Calcio.

Anconitana – Mondolfo. La consegna della targa a Salvatore Mastronunzio per celebrare i suoi 100 gol segnati in maglia biancorossa (foto Max Serenelli)

Il Tabellino

Anconitana: Lori, Tomassini (72° Fuglini), Zagaglia, Visciano, Colombaretti, Mercurio, Ruibal (81° Ghanam), Pucci (77° Jachetta), Mastronunzio, Venturim (67° Marengo), Piergallini (77° Zaldua). Panchina: Martiri, Trombetta, Rossini, Marengo, Fuglini, Bartoloni, Ghanam, Zaldua, Jachetta. All. Francesco Nocera.

Mondolfo: Spallacci, Travaglini, Polverari, Brocca, Farroni (63° Rovinelli), Vampa, De Angelis, Zandri, Bracci, Messina (77° Palazzi), Malvoni (72° Mandolini). Panchina: Dias, Nicolini, Rovinelli, Hervat, Palazzi, Giacometti, Mandolini. All. Giovanni Trilini.

Reti: Colombaretti, Pucci, Zaldua

Ammoniti: Visciano, Ruibal (A); Brocca, Zandri (M)

Angoli: 6; 2

Arbitro: Jacopo Rogani sez. Macerata

Note: Prima dell’inizio dell’incontro la società dorica, nella veste del presidente Stefano Marconi, ha consegnato una targa ricordo al capitano Salvatore Mastronunzio per celebrare i suoi 100 gol segnati in maglia biancorossa.

Spettatori, 957 di cui 502 abbonati per un incasso di 3.325 euro


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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