Pordenone - Ancona 0 : 0

Super Scuffia show a Pordenone

Il portiere dorico sfodera il meglio del suo repertorio e con cinque parate da applausi strappa un punto ai friulani

Lega Pro girone B 

 

PORDENONE (4-3-3): Tomei; Pellegrini, Stefani, Ingegneri, De Agostini; Suciu, Misuraca, Broh (41’st Raffini); Martignago (1’st Arma), Pietribiasi (19’st Berrettoni), Cattaneo.  A disp: D’Arsiè, Marchi, Parodi, Filinsky, Gerbaudo, Salamon, Azzi. All. Tedino

ANCONA (4-2-3-1): Scuffia; Barilaro, Kostadinovic, Ricci, Forgacs; Zampa, Agyei; Frediani, Bariti (19’st Gelonese), Voltan (32’pt Daffara); Momentè (24’st Falou Samb). A disp: Rossini, Malerba, Tassoni, Bambozzi, Djuric, Battaglia, Montagnoli, Ascani.  All. Brini

ARBITRO: Amabile di Vicenza

AMMONITI: Zampa, Falou Samb

NOTE: spettatori 1200 circa di cui 50 da Ancona

Un attacco del Pordenone (foto lapresse.it)
Un attacco del Pordenone (foto lapresse.it)

Pordenone. Scuffia toglie e Scuffia dà. Se la settimana scorsa il portiere biancorosso aveva condannato l’Ancona alla sconfitta interna col Gubbio, oggi è stato l’assoluto protagonista del pareggio dorico in quel di Pordenone, al cospetto di una delle squadre più forti del girone. Cinque paratissime che hanno impedito all’Ancona di capitolare al Bottecchia: ai meno giovani avrà sicuramente ricordato la grande serata di Nista in semifinale di coppa Italia nel 1994, quando l’estremo difensore della squadra di Guerini permise ai suoi compagni di andare in finale opponendosi agli attaccanti del Torino (al Delle Alpi finì 0-0 dopo la vittoria biancorossa dell’andata per 1-0).

LA CRONACA

Brini ha dovuto fare a meno degli infortunati Moi e De Silvestro e dopo mezz’ora anche di Voltan. Tedino ha lasciato fuori la coppia gol Arma – Berrettoni, il marocchino per problemi fisici. Primo tempo da sbadigli con zero occasioni, l’Ancona ha corso moltissimo e pressato gli avversari in ogni parte del campo.

Atteggiamento, però, che gli uomini di Brini hanno pagato nella ripresa, quando con gli ingressi di Arma e Berrettoni il Pordenone ha tenuto i dorici nella propria metà campo creando 5 occasioni nitide, ma super Scuffia ha detto di no due volte allo stesso Arma e Pietribiasi ed una a Cattaneo.

Frediani si appresta a battere una punizione per l'Ancona
Frediani si appresta a battere una punizione per l’Ancona

Prima dell’assedio finale dei friulani, c’è da registrare un episodio che avrebbe potuto cambiare la partita: al 29’ si è accesa una mischia in area locale e Gelonese, subentrato ad un deludente Bariti, è stato strattonato evidentemente da un difensore, che gli ha impedito di battere a rete. Rigore netto, per tutti. Tranne che per l’arbitro, il cui parere, però, è l’unico che conta.

Sarebbe stato il delitto perfetto, come tanti visti nella storia del calcio. Non è stato così, ma in fondo un punto guadagnato in questa maniera è più che positivo. Ora la truppa di Brini è attesa dal derby di coppa Italia con il Fano (martedì al Del Conero, calcio d’inizio alle ore 14:30), e da un’altra lunghissima trasferta: sabato infatti l’Ancona sarà ospite del Sud Tirol a Bolzano. Ci sarà sicuramente anche l’ex presidente Andrea Marinelli, che a Bolzano ormai vive e lavora.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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