Un anno dalla rifondazione

Nuova squadra e nuove maglie per l’Anconitana

Continua il feeling Marconi-Mancinelli alla presentazione ufficiale della squadra e delle nuove maglie del club dorico ad un anno dalla sua rifondazione

Ancona, 25 agosto 2018 – È fuori discussione, c’è gran feeling tra Stefano Marconi e Valeria Mancinelli, rispettivamente patron dell’Us Anconitana e prima cittadina di Ancona. C’è da sempre, che poi vuol dire da un anno, da quando cioè Marconi ha fatto risorgere dalle ceneri dell’ennesimo fallimento la compagine dorica ridando sogni, aspettative e dignità all’intera città.

Ancona – Il presidente dell’Anconitana calcio Stefano Marconi e il sindaco Valeria Mancinelli alla presentazione della squadra e delle nuove maglie per la stagione 2018/2019 (foto Max Serenelli)

Quel che palpita nel cono d’ombra di quest’intesa – alla quale non siamo molto avvezzi – non è dato sapere al momento. E in tutta onestà poco c’interessa. Sì, c’è in ballo la ristrutturazione del Dorico, la possibile costruzione di una cittadella dello sport, una gestione oculata dello stadio Del Conero finché si potrà utilizzare – tutte cose che per essere realizzate abbisognano di un’intesa profonda tra società calcistica e Amministrazione comunale – e non è detto che quel feeling sia un tantino interessato. Già, perché anche un sindaco ci guadagna a trattar bene la prima società di calcio cittadina, con migliaia di tifosi al seguito.

Ma chi se ne importa? Se l’intesa fra i due produrrà benefici alla squadra, ai tifosi e di conseguenza alla città, chi se ne importa? Purché tutto avvenga all’insegna del rispetto delle regole e delle leggi, ben venga questo feeling.

Ancona – La rosa al completo dell’Anconitana calcio 2018/2019 (foto Max Serenelli)

Un’intesa ribadita e visibile anche ieri, nella ex sala consiliare del Comune di Ancona, durante i festeggiamenti per il primo compleanno dell’Anconitana. Stesso luogo e stessi protagonisti della rinascita, riuniti per fare il punto sul calcio dorico 12 mesi dopo la ripartenza: il presidente Stefano Marconi e suo figlio Andrea, la prima cittadina Valeria Mancinelli e l’assessore allo Sport Andrea Guidotti.

Un’occasione aperta al pubblico che ha permesso al patron di relazionare su quanto fatto dall’Anconitana in questo primo anno; con i successi raggiunti a pieno titolo e uno sguardo su quelli futuri. Con il suo vice, Robert Egidi, che ha illustrato una crescita futura pianificata a tutti i livelli: societaria, sportiva, sociale e comunicativa.

A seguire, la presentazione della formazione juniores a cura di Matteo Bartoloni, e delle società satelliti giovanili Ponterosso Anconitana e Giovane Offagna, presenti con i loro presidenti.

Ancona – Nuova divisa e nuove maglie per l’Anconitana (foto Max Serenelli)

Fino a raggiungere il clou delle celebrazioni con la presentazione dell’organigramma societario, il pool tecnico, la nuova squadra al gran completo e le nuove divise con le tre maglie da gioco innovative. Ad introdurle, il co presidente Andrea Marconi, che ha spiegato l’accordo con Robe di Kappa per vestire i giocatori dorici attraverso la Sportlife 23 che si occuperà della vendita del merchandising societario.

Tutto pronto, dunque, per un campionato di Promozione che si presenta con tutte le carte in regola. Società solida e ben organizzata; obiettivi chiari, squadra fatta nei tempi giusti e senza affanni; sponsor solidi e in crescita numericamente. Con queste premesse, non sembra neppure che si stia parlando dell’Ancona calcio.

Ora la parola passa ai giocatori e al supporto dei tifosi. La società ha fatto il suo dovere, speriamo lo facciano anche gli anconetani. In primis, il sindaco, dimostrando con aiuti concreti che quel feeling tanto sbandierato non sia stato solo un sentimento elettorale.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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