ANCONA - SUDTIROL 0 : 1

LegaPro – Ancona 1905: ormai alla salvezza crede solo il mister

Qualche giocatore è già con la testa da un’altra parte

ANCONA (4-2-3-1): Anacoura; Daffara, Ricci, Cacioli, Nicolao; Agyei (36’st Gelonese), Zampa; Forgacs (7’st Mancini), Bariti, Frediani (24’st Voltan); Momentè. A disp: Scuffia, Bellucci, Di Dio, Bambozzi, Djuric, Paolucci, Bartoli. All. De Patre

SUDTIROL (3-5-2): Marcone; Riccardi, Di Nunzio, Bassoli; Tait, Broh (19’st Rantier), Obodo, Cia, Lomolino; Gliozzi (46’st Baldan), Tulli (39’st Lupoli). A disp: Montaperto, Brugger, Packer, Bertoni, Torregrossa, Spagnoli. All. Colombo

ARBITRO: Capraro di Cassino

MARCATORI: 10’ pt Tulli

AMMONITI: Zampa, Cacioli, Obodo, Marcone

NOTE: spettatori 1482 incasso 8894,50. Angoli 7-2

Anche il SudTirol fa bisboccia al Del Conero. Quinta sconfitta consecutiva, nona nelle ultime dieci partite, nono ko casalingo in questa stagione e nessun gol segnato tra le mura amiche nel 2017: con questi numeri non è da vedere se l’Ancona retrocederà, ma quando. In caso di sconfitta anche a Lumezzane domenica prossima i biancorossi saluteranno la Lega Pro, matematica a parte. I segnali sono, purtroppo, evidenti.

LA CRONACA

De Patre deve rinunciare a Del Sante che si fa male nel riscaldamento (e in sala stampa il tecnico dorico lancerà accuse pesanti al suo attaccante, come se si fosse tirato indietro), oltre agli infortunati Vitiello, Kostadinovic, Falou Samb, Barilaro e all’oggetto misterioso Cristofari. L’ex centrocampista dell’Ancona di Simone rilancia Forgacs esterno alto nel suo 4-2-3-1 e farà sensazione, col senno di poi, il fatto che Paolucci non abbia giocato neanche un minuto.

Ancona - Sudtirol. Un gesto di disappunto di De Patre (foto Max Serenelli)
Ancona – Sudtirol. Un gesto di disappunto di De Patre (foto Max Serenelli)

L’ atteggiamento dei biancorossi in partenza è assolutamente incomprensibile per una squadra con l’acqua alla gola ed infatti il SudTirol all’8’ sfiora il gol con l’ex Tulli che scatta sul filo del fuorigioco, e forse oltre, salta Anacoura e poi incespica sul pallone.

Al 10’, però, il fantasista degli altoatesini si fa perdonare portando in vantaggio i suoi, realizzando da pochi passi di testa su cross di Lomolino: la regola del gol dell’ex è stata rispettata, ma la difesa è sembrata più adatta ad un presepe che ad una partita di calcio.

L’Ancona accusa il colpo e non succede nulla fino al 25’ quando Cacioli sfiora il palo con un’incornata da azione d’angolo. Un po’ poco per un gruppo che deve conquistarsi una salvezza che ormai avrebbe del miracoloso.

Ancona - Sudtirol. Una delle sterili azioni d'attaco dei dorici (foto Max Serenelli)
Ancona – Sudtirol. Una delle sterili azioni d’attaco dei dorici (foto Max Serenelli)

Da segnalare uno striscione ed un coro di contestazione da parte della curva verso Ercole Di Nicola, eminenza nera di questa società. Nella ripresa almeno l’Ancona ha una reazione, più dettata dalla rabbia che da altro, ed al 9’ Agyei, il migliore dei suoi inspiegabilmente sostituito nel finale, fa tremare la traversa con una bordata dai venti metri.

Al 14’ ancora Agyei chiede un calcio di rigore per un presunto fallo di mano di Riccardi su una sua inzuccata, ma l’arbitro fa giustamente proseguire: il difensore respinge infatti con la testa. Al 28’ la palla gol capita sulla testa di Zampa che riesce nell’impresa di angolare troppo un colpo di testa da pochi centimetri dalla riga di porta.

Finisce praticamente qui, negli ultimi venti minuti i biancorossi chiudono il SudTirol nella propria metà campo, ma è una pressione sterile senza mai produrre vere occasioni da rete. Al triplice fischio finale i pochi tifosi presenti non hanno neanche la forza di esprimere il proprio malcontento: forse è la dimostrazione che alla salvezza, anche tramite playout, non crede più nessuno.

SALA STAMPA

De Patre: «Non mi è piaciuto l’approccio alla partita, una squadra che si deve salvare non può perdere ogni contrasto nella prima mezz’ora, manca la personalità, la palla non deve scottare. Abbiamo  avuto diverse palle gol, ma se non segni nel calcio non ti puoi appellare a nulla.

Ancona - Sudtirol. Mister De Patre in sala stampa
Ancona – Sudtirol. Mister De Patre in sala stampa

Del Sante? Stava bene fino a stamattina, poi non so cosa sia successo: lui dice di aver avuto un problema all’adduttore, ma magari a volte si potrebbe anche stringere i denti. Per carità, ognuno ha una propria soglia del dolore. Non ho inserito Paolucci perché ritengo sia in ritardo di condizione, non so come stava a Catania, ma se l’hanno dato via un motivo ci sarà stato.

Ho dovuto togliere Frediani perché si era allenato poco in settimana, ma tutto il gruppo, chi più chi meno, ha qualche problemino fisico. Abbiamo dei limiti strutturali importanti, ci manca un regista che sappia dare il ritmo alla squadra, ma io non mollo e continuerò a lavorare con chi mi segue. Chi dimostrerà di non esserci con la testa starà fuori, a prescindere da chi sia. Io ci credo ancora».

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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